Ritorna (finalmente) la Quadriennale Nuovo corso, altri miti

Luca Beatrice

Quell'oggetto misterioso che risponde al nome di Quadriennale sembrava davvero sparito dal radar, tanto che in molti si erano chiesti che fine avesse fatto la rassegna, un tempo gloriosa e soprattutto negli anni '30, nata per promuovere l'arte italiana. La scorsa edizione, tra polemiche e debiti, non si fece: l'ultimo appuntamento risale a 8 anni fa, una mancanza grave se si considera che altre istituzioni, come la Biennale di Venezia, dedicano sempre meno spazio ai nostri artisti.

Intanto è cambiato il presidente, Franco Bernabè al posto di Jas Gawronski, e proprio il ministro Dario Franceschini ha deciso per il rilancio in grande stile della rassegna che è stata presentata ieri a Roma. La mostra, dal titolo Altri tempi, altri miti frase presa in prestito dallo scrittore «generazionale» Pier Vittorio Tondelli - si aprirà nella sede storica del Palazzo delle Esposizioni il 13 ottobre (fino all'8 gennaio 2017). I curatori non sono stati designati direttamente ma definiti dopo un bando e selezionati da una giuria di esperti. Sono 11 i critici coinvolti, tutti attivi sul territorio nazionale in particolare negli ultimi 15 anni, e 99 gli artisti prescelti con ben 150 opere.

La Quadriennale, insomma, non perde il suo carattere monstre, anche se per questo giro sembra imporsi una linea freddina, iperconcettuale, leggermente paludata, che non tiene conto del pluralismo di espressioni che in altre occasioni tentavano di dimostrare la vivacità del nostro panorama artistico. Alcuni artisti, poi, tra quelli considerati dai più necessari, sono stati invitati due o tre volte da selezionatori diversi: i doppioni, insomma, si sarebbero anche potuti evitare. Detto ciò lo sforzo appare comunque significativo: un roadshow a Berlino e Basilea, nel tentativo di internazionalizzare il nostro prodotto, 2 milioni di euro di budget (più del Padiglione Italia a Venezia), tanti sponsor di rilievo, sono tutti argomenti che creano aspettativa. Speriamo la soddisfino, infine.

Tra i curatori alcuni sono già molto noti Luigi Fassi, Luca Lo Pinto, Marta Papini, Cristiana Perrella - altri appartengono alla new wave della critica Simone Ciglia e Luigia Lonardelli, Michele D'Aurizio, Simone Frangi, Matteo Lucchetti, Domenico Quaranta, Denis Viva. Tra i temi prescelti troviamo davvero di tutto: una citazione di Alexis de Tocqueville (Fassi) che evoca la democrazia in America e non immaginiamo che ricaduta abbia sull'Italia; l'esaltazione un po' hipster del De rerum rurale (Lucchetti) che ci farà respirare frammenti di ritorno alla natura; la Seconda volta (Perrella), ovvero l'analisi del riutilizzo a scopo più concettuale che ecologico; Cyphora, cioè l'influenza del digitale nel nostro presente (Quaranta) e le immancabili Periferiche (Viva) che sembrano estrapolate direttamente dagli anni '90.

E infatti proprio da quel decennio, l'ultimo davvero vivace dell'arte italiana, provengono diversi artisti: Airò, Bartolini, Vezzoli, Pietroiusti, Vitone, Favaretto. Immancabile qualche mostro sacro Baruchello, Icaro, Carol Rama, Corrado Levi, Gioli - e naturalmente le ultime scintillanti promesse Samorì, Husny Bey, Alek O, Tadiello, Elena Mazzi. Il clima sarà certamente festoso, anche se un po' di anticonformismo in più non avrebbe guastato. È infatti da queste kermesse così ampie che spesso viene fuori il senso di ciò che stiamo vivendo.