La "rivoluzione" del porno. Quando gli italiani divennero porci (con le ali)

Un docu-film di Amoroso ricostruisce il clima in cui nacquero i film hard nel nostro Paese

Mentre la pornografia pervade di sé ogni canale comunicativo, il film-documentario di Carmine Amoroso Porno&Libertà, dal weekend scorso nelle sale con Wonder Pictures, rievoca l'Italia degli anni Setanta, quando gli «atti osceni» erano ancora reato penale e la Democrazia Cristiana dettava legge. «Quello era il momento giusto per dare alla gente ciò che desiderava. All'epoca, c'era chi si faceva portare la rivista Playboy dagli amici in viaggio negli Usa perché in Italia era quasi impossibile trovarla. Ma gli italiani erano diventati curiosi di vedere scene di sesso esplicito e noi li accontentammo. Traghettandoli in una nuova epoca», dice Ilona Staller, la pornostar Cicciolina, alla presentazione del film-documetnario al cinema Quattro Fontane per spiegare la particolarità del porno italiano.

Non a caso lei, oggi un po' appesantita, finì sulla copertina di Frigidaire, rivista di controcultura dell'epoca, insieme a Norberto Bobbio, icona della sinistra pensante. E ancora non casualmente, l'appena scomparso Marco Pannella ne fece l'emblema d'una battaglia libertaria contro la censura, la stessa che nel 1972 mandò al rogo il film di Bertolucci Ultimo tango a Parigi. Nel docufilm di Amoroso compare il giovane Bertolucci, che invoca «libertà di porno come unico mezzo per vincere la pornografia». Una rivoluzione - ahahahah - tra nudi integrali e film hard, con Cicciolina che, nel '75, ansimava alla radio, mentre la prima ondata di radio libere cavalcava la nuova tendenza a spogliarsi d'ogni inibizione. In tutti i sensi. E infatti Porno&Libertà per larga parte documenta la manifestazione organizzata dal movimento «Re Nudo» al Parco Lambro di Milano, con 400mila partecipanti, perlopiù proletari di sinistra, tesi a protestare contro i padroni, la repressione sessuale, la guerra. E se l'elemento centrale era la musica, tra i concerti rock con Eugenio Finardi, l'elemento più rivoluzionario, per i giovani, era l'amore libero, a quei tempi tutt'altro che scontato.

Porci con le ali, insomma, per citare il fortunato romanzo di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, che nel '76 fu considerato pornografico, «ma in realtà era un romanzo nato sotto la spinta del rifiuto della pornografia e della liberazione sessuale come obbligo, per quelle della mia generazione, di soddisfare l'immaginario maschile», afferma la Ravera. «Il clima era estremo: un giorno, alla sede delle femministe una militante arrivò con un cane maschio e venne cacciata!», ricorda la regista porno Giuliana Gamba, che cercò d'inserire trame e dettagli erotici in un genere che, girato dai maschi, sembrava confinato agli amplessi.

Dedicato soprattutto a quella generazione che non molla e che, nei ribellistici '70, aveva vent'anni, il docufilm di Amoroso valorizza il forte legame del porno made in Italy con la controcultura. «Il porno italiano aveva capito come il corpo e il sesso avessero una valenza politica. Ci voleva coraggio, ma quegli anni rappresentano il punto di svolta per il costume italiano: basti pensare alle battaglie per il divorzio e per l'aborto», riflette il regista.

Quarant'anni dopo gli esordi di protagonisti della scena hard come Riccardo Schicchi, Moana Pozzi ed Eva Henger, spesso alle prese con la polizia, dopo i loro spettacoli, che cosa resta? «Ormai il porno è gratis su Internet: mostrando ogni possibile orifizio, il desiderio è demolito», dice Cicciolina. Fine della trasgressione, insomma. E infatti Porno&Libertà la celebra post mortem.