La Roma di Flaiano? Sembra quella della Raggi

Luigi Mascheroni

L'Italia, e gli italiani soprattutto, non cambiano mai... Sì, saranno luoghi comuni. Ma parlando di Ennio Flaiano ce lo possiamo permettere. Lui sapeva bene cosa fossero: per smontarli, ha costruito intere paginate. Prendete i due lunghi pezzi che firmò su L'Espresso, il 30 luglio 1972, ora riuniti in un pamphlettino irresistibile, Welcome in Rome (con Piccolo manuale di conversazione in appendice), pubblicato dall'editore Henry Beyle (pagg. 46, euro 24, a cura di Anna Longoni). Siamo quasi mezzo secolo fa, eppure la Roma messa in farsa da Flaiano, vista con lo sguardo di un felicemente spaesato e ingenuamente strabiliato straniero, è identica alla Roma dell'extraterrestre Marino, della Raggi, del sindaco che ci sarà dopo di lei, e di quello dopo di lui ancora... «Siamo arrivati stanotte io, mia moglie e mia figlia Susan, con molte ore di ritardo, a Feeumeesheeno, che in italiano si scrive Fiumicino. Feeumeesheeno è un brutto piccolo aeroporto, che sorprende per molte cose, ma soprattutto per il suo stato di abbandono e di sporcizia. Io non capisco come gli italiani, così fieri dei loro monumenti, non abbiamo creduto di spendere un po' di soldi per un intercontinental airport».

Fa tenerezza l'americano di Flaiano che all'arrivo a Roma ha l'impressione di essere stato dirottato a sua insaputa in Siria (anno, ripetiamo, 1972), e che poi - in una crescente commedia degli equivoci - avrà a che fare con scioperi dei tecnici addetti all'assistenza a terra, mancanza di carrelli, «gabinetti di toiletta» chiusi, tassisti che imbrogliano sul percorso, le risposte «Non mee eemporte un katzo» di pittoreschi conducenti di bus - «Katzo è una locuzione molto usata dagli italiani e significa poco o nulla, a seconda i casi». E poi immondizia sulle strade, moto rumorosissime, very nice girls che sostano sui marciapiedi sotto l'albergo «che fanno prezzi differenziati, spinte forse da un malinteso nazionalismo», tototruffe, la ripetuta espressione locale Waffankoolo («che corrisponde, penso, al nostro I beg yor pardon»), i calorosi gesti di saluto tra automobilisti agitando l'indice e il mignolo, «una naturale gentilezza degli italiani che fa dimenticare molti loro difetti e ispira simpatia per questo popolo»... Insomma, «Torniamo a casa portando tutto sommato dell'Italia un dolce ricordo. Per le vacanze del prossimo anno abbiamo deciso di andare in Scotland o in Norway. Roma mi piace, ma ormai avendola vista, me ne importa poco o nulla, come dicono gli italiani».

E poi, Katzo!, ci lamentiamo che il turismo va male.