Rosi e gli altri italiani che non escono mai dal raccordo anulare

Manca il respiro universale anche al documentario che racconta con sguardo acuto l'umanità ai margini dell'"autostrada urbana»"

da Venezia

Spesso nel passato per i nostri film si è parlato di cinema ombelicale, delle solite due camere e cucina e via criticando. Un aspetto che torna prepotente anche nell'eterogenea triade di opere italiane presentate in concorso, da Via Castellana Bandiera di Emma Dante - ambientato in una strada di Palermo - a L'intrepido di Gianni Amelio chiuso nella Milano dell'erigenda Expo, non più da bere perché in crisi perenne. Fino a Sacro GRA di Gianfranco Rosi, uno dei due documentari - vera e propria scommessa del direttore Barbera - selezionati per il concorso (l'altro è The Unknown Known).

Il «GRA» è il Grande Raccordo Anulare - che prende nome dall'ingegnere progettista Eugenio Gra - con i suoi 70 km è l'autostrada urbana più estesa d'Italia, quella «che circonda la Capitale» come cantava Corrado Guzzanti nella celebre parodia di Antonello Venditti.

Ai margini di questa strada, che ormai divide la città «storica» da un'ampia area urbanizzata in maniera piuttosto disordinata, si muove un'umanità che Rosi, da grande cineasta del reale qual è, ha saputo cogliere con un preciso sguardo da entomologo. Con una galleria di personaggi che sarebbero piaciuti a Fellini che in Toby Dammit aveva già inquadrato i margini di quella grande via. C'è il nobile piemontese e sua figlia laureanda assegnatari di un monolocale in un anonimo condominio ai bordi del Raccordo Anulare, c'è un «principe» moderno molto capitolino - memoria della Cinecittà che fu con la sua pletora di generici - che oggi ha riattato una costruzione simile a un castelletto-fortino per trasformarla all'uopo in b&b, set per il cinema per le feste dei bambini. C'è un angelo del 118 che con la sua ambulanza raccoglie i detriti umani prodotti dalle macchine da portare al più vicino ospedale e che vediamo in una bellissima scena filiale parlare con la madre probabilmente affetta da Alzheimer. E poi un pescatore di anguille che contesta un'intera pagina dedicata a quel pesce su la Repubblica, piena a suo dire di imprecisioni, le prostitute âgé che abitano camper di desolazione a Tor di Quinto proprio accanto a una delle caserme dei Carabinieri più grandi d'Italia, infine un botanico che con strumenti artigianali ascolta il suono prodotto dal punteruolo rosso, l'insetto che divora per intero le palme, e in un corpo a corpo neanche troppo virtuale prova a contrastare la loro azione famelica e devastante.

Il progetto nasce da un'idea di Nicolò Bassetti che per 20 giorni ha percorso a piedi tutto il Raccordo Anulare «con in mano - racconta il paesaggista-urbanista - il libro di Renato Nicolini (l'architetto «dell'effemiro» a cui il film è dedicato, scomparso l'anno scorso, ndr) Una macchina celibe in cui parla del GRA come di un'opera eccentrica, totalmente fine a se stessa, che maschera le contraddizioni della città». Da questa radiografia dei luoghi è nato poi il film a cui Rosi lavora ormai da anni - sette mesi solo per il montaggio, uscirà in sala distribuito da Officine Ubu - e che vede tra le persone ringraziate anche l'ex direttore di Venezia e ora dell'antagonista festival di Roma, Marco Müller, e della sua ex moglie Marie-Pierre Duhamel. Ciononostante il film è finito curiosamente in concorso a Venezia. Barbera 1 a 0?