«Rosso Istria», un film ricorda le vittime della follia titina

Fausto Biloslavo

Red land, rosso Istria è un film dalla parte di Norma Cossetto e di tutte le vittime delle foibe, che ti colpisce al cuore. Ci sono voluti più di settant'anni per ricordare con un'opera cruda e reale la «martire» della violenza anti italiana dei partigiani di Tito. Norma era una giovane studentessa universitaria, che non aveva mai fatto del male a una mosca, «colpevole», però, di essere la figlia di un podestà nel cuore dell'Istria. Gli aguzzini con la stella rossa l'hanno stuprata ripetutamente per poi scaraventarla in una foiba nella prima ondata di pulizia etnica dopo l'8 settembre 1943.

Il film è stato presentato sabato nello spazio della regione Veneto alla Mostra del cinema di Venezia, che ovviamente l'ha snobbato. Selene Gandini interpreta in maniera radiosa la giovane Norma, amante della vita e della sua terra, rossa come il sangue. «La tragedia delle foibe la conosco da sempre - racconta l'attrice - Mia nonna che non c'è più, dalmata d'origine, aveva una taglia dei titini sulla testa perché scriveva Viva l'Italia sui muri di Gorizia». Il film si apre e chiude con la drammatica immagine delle mani di Norma legate con il filo di ferro e insanguinate nel buio della foiba.

«Dopo tanti anni è venuto il momento di alzare il sipario su una pagina strappata della nostra storia», spiega il giovane regista Maximiliano Hernando Bruno. Geraldine, una delle figlie di Chaplin, dà il via alla storia di Norma, amica d'infanzia. Franco Nero è magistrale quando viene trascinato davanti al comandate partigiano che ha occupato Visinada. Romeo Grebensek, un attore sloveno veste con grande bravura i panni di Mate, il boia titino.

Il film prodotto da Venice film verrà proiettato in anteprima il 6 novembre a Roma. Rai cinema dovrebbe mandarlo in onda il 10 febbraio 2019, giorno del ricordo dell'esodo e delle foibe.

Dopo anni di vulgata resistenziale il primo film dalla parte di Norma Cossetto, medaglia d'oro della Repubblica italiana, scatenerà i negazionisti orfani di Tito. Antonio Ballarin, presidente della Federazione degli esuli è convinto che «Norma per il nostro mondo equivale ad Anna Frank per la Shoa. Ad oltre 70 anni di distanza questo film racconta una tragedia dimenticata con un solo obiettivo: che non succeda mai più».