Le rovine dell'amore finiscono al Museo

Due ex fidanzati hanno creato il luogo che raccoglie i resti delle «relazioni interrotte»

Ciò che resta di un amore trova qui il suo posto. Il luogo in cui raccontare la propria storia, anche se è finita male, altrimenti non sarebbe in esposizione al «Museo delle relazioni interrotte». È un Museo vero, nel centro storico di Zagabria, alloggiato in un palazzo barocco, che si chiama Kulmer. La filosofia del Museo è: quando un amore finisce, rimane sempre qualcosa. Rovine, certo. Però rovine a cui i loro proprietari (temporanei) spesso tengono moltissimo, al punto da arrivare a contendersele, o da esitare a disfarsene. Per esempio, Olinka Vistica, art producer di Spalato e Drazen Grubisic, artista visivo di Zagabria, sono stati insieme quattro anni. Al momento di fare i conti con un amore in pezzi, quei pezzi, da dividersi, hanno posto qualche problema. Primo: ovunque, in casa, era pieno di ricordi; perché lasciare che si dissolvessero, visto che comunque erano soprattutto ricordi di momenti belli? Secondo: il coniglietto a molla, sostituto del gatto di casa (a cui Drazen è allergico), che ogni sera accoglieva Olinka sorridente. Il coniglietto, si capisce, era impossibile da spartire, o da buttare: «Il coniglietto sarebbe stato il primo mattone di un progetto che ci lega ancora oggi, quasi per miracolo. Ci era venuta un'idea semplice: un posto per raccogliere i proiettili scarichi degli amori passati, una specie di volta in grado di custodirne l'eredità materiale e immateriale» spiega Olinka nella Introduzione al volume Il museo delle relazioni interrotte (Mondadori, pagg. 224, euro 22) che raccoglie duecentotré delle testimonianze che, negli anni, migliaia di persone hanno spedito al Museo, da ogni parte del mondo; tutti doni in forma anonima, accompagnati da una spiegazione più o meno dettagliata della «relazione interrotta». La prima volta, nel 2006, il Museo era solo una installazione in un festival locale croato, e mostrava «quaranta oggetti di un naufragio amoroso... affidati da amici stretti e sconosciuti». Poi, con gli anni, la collezione è diventata globale, le mostre quaranta, i musei due (uno a Zagabria e uno a Los Angeles).

Queste donazioni non sono, dice Olinka, «una forma di terapia», perché non c'è alcuna malattia da guarire: non c'è nulla di male a ricordare, anche se la realtà intorno a noi insiste piuttosto sulla necessità di dimenticare, di girare pagina, di non essere mai da soli, di non mostrare i nostri fallimenti. Come quel vestito da sposa in un barattolo, spedito da San Francisco, accompagnato da alcune righe malinconiche: «Se n'è andato da un anno, e io non sapevo cosa fare del vestito». Dal barattolo, in vetro, si intravedono le farfalle e i fiori che lo decoravano. O come il barattolo di «Incenso d'amore», che - specifica un biglietto - «non funziona». C'è un pezzetto di carta, strappato, con scritto «Pay attention to me» («prestami attenzione»), le circostanze si possono intuire. La scarpa nera con tacco a spillo di una «dominatrice» (l'altra scarpa è finita in dono a un ex innamorato, ritrovato per caso proprio sotto il frustino...) e la scarpe rosse comprate in un sexy shop a Pigalle, Parigi. C'è un apribottiglie a forma di chiave, «per accedere al cuore», regalato da un innamorato che, per dieci anni, non voleva fare l'amore: una prova d'amore, in realtà, perché era malato di Aids.

Ci sono anelli, a riproporre promesse mancate, pupazzetti, lettere, cartoline, fotografie, un kit per l'inseminazione artificiale (mai portata a termine: lui l'ha lasciata per un'altra, appena dopo la prima visita), due seni in silicone (per esplicita richiesta del partner, poi diventato ex...), un meraviglioso «gnomo da giardino traumatizzato dal divorzio», vale a dire scagliato dalla ex moglie contro il parabrezza quando, dopo vent'anni di matrimonio, lui, «quell'uomo arrogante e senza cuore», si presentò il giorno del divorzio con una automobile nuova (però, nonostante il «lancio lungo», lo gnomo è rimbalzato sul parabrezza e poi è rotolato in strada, ammaccandosi, poveretto), il coniglietto a molla di Olinka e Drazen, fotografato in mezzo al deserto iraniano, un portarullino con le ceneri dell'amato, un Monopoli fatto in casa, con ricordi e storie della vita di coppia al posto delle varie proprietà, un termometro galileiano, una copia rovinata di Tarantula di Bob Dylan (chi fece il regalo, poi, si rivelò peggio di una tarantola vera), una carta d'identità francese («L'unica cosa rimasta di un grande amore è stata la cittadinanza», vabbeh, meglio che niente...).

Ci sono anche ricordi di genitori scomparsi o fuggiti da casa o che si sono tolti la vita; dolori mai sopiti; vendette portate a termine con soddisfazione, come quella perpetrata con una accetta (spedita al Museo), con la quale una amante lasciata ha distrutto, pezzo per pezzo, tutti i mobili della ex; un cappellino con scritto Dunce (asino) indossato da un ex che amava giocare allo scolaro e alla professoressa (...); una spada da harakiri donata da una fidanzata poco sensibile. Ci sono le molle del materasso diviso a metà da una donna lasciata dal marito, dopo diciannove anni insieme e due figli: tutti le ripetevano che tagliare un materasso matrimoniale fosse impossibile. E invece...