Rumsfeld, il realismo del falco

da Venezia

Per capire che cosa potrebbe accadere in Siria, The Unknown Known, il documentario, in concorso, di Errol Morris, già premio Oscar per il suo The Fog of War, e che ha per protagonista Donald Rumsfeld, già consigliere di quattro presidenti degli Stati Uniti, già due volte segretario alla Difesa, è un buon punto di partenza. Perché Rumsfeld, uno dei grandi architetti della guerra in Iraq, incarna sì quella visione imperiale e leaderistica della politica americana di stampo repubblicano, ma il solco tracciato allora ha finito per rivelarsi una sorta di strada a senso unico, dalla quale nemmeno al suo secondo mandato il democratico Obama sembra poter uscire.
Il titolo rimanda a uno dei tanti rompicapi intellettuali dei cosiddetti «fiocchi di neve», gli appunti, decine di migliaia di appunti, annotati da Rumsfeld nel corso della sua carriera e fatti girare come memo, suggerimenti, disposizioni, ordini. Ci sono cose che pensiamo di conoscere e invece ignoriamo, ma è anche vero che ci sono cose che sappiamo anche senza saperlo, c'è insomma un noto ignoto e viceversa e la politica estera è il regno di questi paradossi. Credi di saper tutto del tuo avversario, poi ti sorprendi delle sue reazioni..
Sotto questo aspetto, la guerra al terrorismo del dopo 11 settembre, culminata con l'invasione dell'Afghanistan prima, poi dell'Iraq, è emblematica e Rumsfeld, per quanto perfettamente a suo agio nel gioco intellettuale cui lo sottopone Morris, si ritrova più di una volta preda dei suoi stessi bizantinismi ideologici. Più interessante, tuttavvia, è la linea di pensiero che sta dietro a tutto ciò, una rivendicazione orgogliosa del «secolo americano» letto in chiave di supremazia. Ogni qualvolta, dalla guerra fredda al Vietnam, gli Stati Uniti hanno preferito la trattativa alla dimostrazione e/o minaccia della forza, hanno fallito e si sono trovati di fronte la propria decadenza. Il crollo dell'Urss, dice, è frutto della teoria dell'«impero del male» reaganiana, la caduta di un dittatore come Saddam, la prova che la «tigre di carta» statunitense era invece una tigre in carne e ossa.
Proprio perché è un uomo intelligente, Rumsfeld sa bene che il motto «se vuoi la pace preparati alla guerra» risulta monco se non contempla il panorama del dopoguerra stesso, ovvero la capacità di conservare senza ulteriori confitti ciò che si è conquistato. Sotto questo aspetto, è perfettamente consapevole che il «dopo» in Iraq non è andato come gli Stati Uniti avevano immaginato, c'è stato insomma un «noto ignoto» che li ha sorpresi...
Costruito anche con materiale d'archivio, The Unknown Known si regge perfettamente su un dialogo in forma di monologo in cui il regista lascia a Rumsfeld tutto lo spazio necessario, salvo ricordargli, con immagini e testimonianze, le mezze verità, le omissioni, le vere e proprie bugie. Rumsfeld sorride, qualche volta ribatte, altre mostra una sovrana indifferenza. È la natura umana, dice a un certo punto: ci piacerebbe essere onesti, virtuosi, altruisti, ma la vita vera è un'altra cosa.