Il sacrificio di Cio-Cio-san risveglia la cultura in tv

di Laura Rio

La Prima scaligera di quest'anno ha sfatato due miti. Il primo: che la versione originale di Madama Butterfly fosse così tremenda da non poter essere più messa in scena (e non lo si è fatto per 112 anni). Il secondo: che un'opera lirica non possa andare in visione su una rete generalista per mancanza di pubblico. L'altro ieri pomeriggio il dramma di Puccini ha raccolto davanti al primo canale della Rai 2 milioni 644 mila spettatori con il 13,5 per cento di share e picchi d'ascolto che nel finale hanno superato i 3 milioni 500 mila spettatori. Non male per uno spettacolo che, nonostante la fama mondiale e il richiamo di evento importante, non è semplice seguire sul piccolo schermo, sia per la lunghezza degli atti sia per la lentezza del racconto che a un pubblico abituato a fiction, talk e show poteva apparire indigesta. E, invece, alle sei del pomeriggio, in molti si sono fermati su Raiuno per seguire la triste vicenda dell'ingenua Cio-Cio-San. Insomma, un'ulteriore dimostrazione che, se ci si crede come hanno fatto questi vertici Rai, anche la cultura può fare ascolti. E, magari, addirittura business, attraverso marketing e pubblicità. Certo, non si possono proporre spesso spettacoli di questo livello sulla tv generalista, però ogni tanto sì. Altro esempio di operazione riuscita era stata la serata di danza con protagonista Bolle, apprezzata dal pubblico. Molto di più di show buttati via come le Dieci cose di veltroniana ideazione.