Salmo, il rapper maledetto che sconvolge la top ten

Dalla periferia della musica, il cantante sardo si è fatto notare per la violenza delle provocazioni e i video in stile Tarantino

Insomma un tipo con le idee chiare. Musicalmente picchia duro: rap sì, ma con dosi massicce di dubstep, elettronica e persino metal. E anche come ragazzo non le manda a dire: «Io penso negativo. E per questo piaccio». Non per nulla, il suo secondo demo da solista nel 2005 si intitolava Mr. Antipatia. In poche parole, Salmo è il rapper del momento e non solo perché il suo nuovo disco Midnite è da due settimane nella top ten o perché mercoledì inizia al Fillmore di Cortemaggiore una delle tournée più attese della stagione hip hop. Salmo, come dicono nell'ambiente, spacca. Intanto viene dalla periferia del mondo rap perché è nato a Olbia 29 anni fa, il suo vero nome è Maurizio Pisciottu e di certo non è mai rimasto con le mani in mano. «In Sardegna vedevo ogni meta distante, se volevo fare musica dovevo crederci per davvero», ha detto l'anno scorso prima di un concerto a Milano. Ha iniziato a rimare quando era ancora alle elementari e quindi ha fatto, gradino dopo gradino, tutta la scala della gavetta fermandosi qui e là sul pianerottolo dell'heavy metal (ha prodotto il nu metal degli Skasico) e su quello dell'hardcore punk (due dischi con i To Ed Gein). Dopotutto i suoi idoli mica sono Eminem o Tupac o i Run Dmc: è Phil Anselmo, un marcantonio coperto di tatuaggi che per quindici anni è stato cantante degli americani Pantera, band che non suonava pop per ragazzini ma pesantissimo, estenuante groove metal. Però il suo «dissing», ossia il modo tipico dei rapper di criticare o addirittura offendere una persona o un concetto, mal si sposa con il rock duro.

Salmo è rap e le sue rime graffiano, spesso fanno male e sono inzuppate di quel senso di rivalsa che è un insostituibile detonatore di questa musica. La tendenza metal gli è rimasta nel gusto per l'orrido e difatti lui stesso ammette di essere «cresciuto con il senso dell'orrido». Non per nulla il suo album precedente, quello con il verso cult «volevi fare il calciatore e alla fine hai conosciuto la coca e sei finito a fare il guardalinee», si intitola Death Usb, sostanzialmente la «presa» della morte (è stato pubblicato dall'etichetta di Guè Pequeno dei Club Dogo, salendo in alto su iTunes). E si vede che continua a essere attratto da questa sorta di Tarantino style che il nuovo video Rob Zombie (non casualmente dedicato al regista horror e metallaro di lunga data) mette chiaramente in evidenza. Roba per palati forti, siete avvisati. Tavola calda come quelle dei film americani anni '70, con tanto di neon e scritte lampeggianti. Umanità equivoca, dal ciccione in attesa di un hamburger extralarge a due ragazze molto provocanti.

In sostanza Salmo serve in tavola piatti o panini a base di carne che in realtà è umana ed è stata precedentemente «affettata» dal rapper che fa il featuring (in gergo: collaborazione), ossia Noyz Narcos, qui sporchissimo di sangue. Il grassone e tutti gli altri mangiano senza saperlo, lo spettatore invece lo sa benissimo e potete immaginarvi l'effetto che fa (lo trovate online su http://www.youtube.com/watch?v=ZZImL1VOb2A). In poche parole forse neanche a Rob Zombie sarebbe mai venuta in mente un'idea così splatter e senza dubbio questo video difficilmente sarà mai trasmesso in prima serata. Al di là dei gusti, però è una scelta coraggiosa e decisamente in controtendenza all'interno di un mercato che sempre più spesso cerca l'appeasement con il pubblico, cerca di appagarlo e pacificarlo invece di aggredirlo a testa bassa. Perciò, e non è solo una questione di vendite discografiche ormai scarsine per tutti, Salmo è uno da tenere d'occhio. Certo, sul web si esagera assai quando si dice che sia l'erede di Fibra o di Marracash perché di strada questo sardo testone e grintoso che da un anno vive a Milano deve farne ancora un bel po'.

Però i carati sono quelli giusti. Per dire, l'anno scorso ha partecipato a un disco Machete Mixtape che raccoglieva, tra gli altri, un fenomeno come Bassi Maestro e uno dei giovani più rampanti, ossia Clementino, e non è di certo passato inosservato perché il suo dissing Vai Jack! era un memorabile pelo e contropelo all'icona metal italiana Pino Scotto. Però, nonostante il buzz intorno a lui, Salmo ha ancora bisogno di correggere il tiro e magari trasportare le sue rime su argomenti più trasversali anche a costo di prendersi la solita mitragliata di insulti dai fan della prima ora. Però se anche Lorenzo Jovanotti l'anno scorso ha ascoltato Death usb per poi commentare che «c'è vita nella musica italiana», allora i segnali ci sono tutti e il «penso negativo» di Salmo potrebbe diventare uno dei codici del rap italiano prossimo venturo. Da scommetterci.