Salone del libro già «sfrattato» dal Lingotto E Milella lascia

Stefania Vitulli

«Possono costruirsi nuove formule, ma ci vuole creatività e razionalità. I tempi sono stretti: bisogna avere obiettivi alti e senso dell'organizzazione. Ci vorrà anche una riforma strutturale, una cessione di ramo d'azienda, visto che gli editori sono interessati solo al Salone e non alla Fondazione». Così commenta Giovanna Milella l'incontro che ieri ha riunito l'Associazione Italiana Editori (Aie), il sindaco di Torino Appendino e il governatore Chiamparino sul futuro del Salone del libro. Milella oggi restituisce il mandato - «Il Salone è andato benissimo e il bilancio è positivo dopo tanti anni. Chiudo contenta» - e libera i soci della Fondazione di un'altra testa pensante. Il commento del presidente Aie, Motta, dopo l'incontro di ieri, è: «Siamo disponibili a valutare quanto ci viene proposto in un contesto in cui abbiamo in mente un progetto preciso che abbia al centro la promozione della lettura ma soprattutto del libro». E in quest'ottica l'ipotesi Torino è la meno probabile: al di là degli arresti per turbativa d'asta che martedì hanno affondato GL Events, pare sia certo che la società che gestisce il Lingotto abbia già venduto il padiglione 5, sede del Salone e quindi al momento non ci sarebbe più uno spazio per la manifestazione torinese. Ieri le autorità hanno proposto spazi alternativi, ma è tutto in stand by.

E allora l'ipotesi che Fiera Milano sia il prossimo partner degli editori, e non solo a Milano, pare sempre più certa. Sembra tutto pronto: squadra, organizzazione, budget. Basta il via libera di Aie, atteso per l'estate, e partirà un progetto nazionale con epicentro Milano, in Fiera, in primavera. Farà seguito un evento romano e poi in Sud Italia, in città a rotazione. Uno degli obiettivi che un progetto del genere potrebbe soddisfare è quello di realizzare una manifestazione che promuova non il Salone o una realtà locale ma la lettura come valore e faccia aumentare il numero dei lettori soprattutto al Sud.

Intanto ieri uno dei finanziatori principali del Salone, Intesa San Paolo, sosteneva attraverso Giovanni Bazoli la sede torinese: «Ogni suggerimento che abbia il fine di renderlo ancora più forte, conosciuto e internazionale è benvenuto, ma non avrebbe alcun senso dare vita a duplicazioni». Si attende il rilancio delle istituzioni piemontesi. Quel che è certo è che l'ultima parola spetta agli editori: senza di loro, il Salone, non si fa da nessuna parte.