Sannino un «flâneur» dentro la città

Le opere del pittore sono un percorso nell'architettura delle metropoli

Angelo Crespi

Il paesaggio urbano è una delle ossessioni di molta pittura moderna e contemporanea. D'altronde la modernità poetica nasce quando Baudelaire girovaga da flâneur nella Parigi ottocentesca e ne descrive le nascenti contraddizioni, mentre coevo Pissarro la ritrae convulsa e colorata. Di fatto, la città è diventata la nostra casa, soppiantando la natura, è diventata il nostro unico orizzonte visivo. Al fascino dell'urban landscape non si sottrae neppure Antonio Sannino, pittore di robusta formazione, che nel nuovo progetto Shining (catalogo a cura di Marco Izzolino) completa un percorso sull'architettura delle metropoli internazionali, iniziato qualche anno fa e i cui risultati sono di rara efficacia, sia dal punto di vista della tecnica che della rappresentazione. Nota infatti Izzolino che «sembra essersi compiuto un processo di svestizione» per cui dai dipinti più risalenti, densi di materia e colore, si è passati ai recentissimi in cui Sannino predilige una superficie sottile e delicata, una flatness quasi pop che gli viene dall'uso di una resina epossidica in grado di vetrificare i colori ad olio stesi su di un supporto di alluminio, senza però negare una nuova e gioiosa profondità compositiva. Così le sue corrusche «New York», prese negli imbrunire o nel buio della notte, appaiono cangianti nei riflessi delle vetrate, gli edifici catturati in prospettive caotiche sembrano in movimento, e anche i residui di cielo sono frutto di una visione. Un «equivalente paesaggistico» è quello di Sannino, una sorta di no-landscape, per mezzo del quale l'artista non vuole più rappresentare la realtà, bensì vi allude preferendo coglierne l'espressione più forte.