"Sarà il dolore a salvare il mondo". Dove finisce Dante inizia Dan Brown

Arriva il film di Ron Howard ispirato al romanzo dell'autore del Codice da Vinci

"Forse il dolore ci salverà". E in Inferno, in quello dantesco e in quello a cui un po' si ispira l'omonimo bestseller di Dan Brown ora diventato il film di Ron Howard (il terzo della saga pubblicata in Italia da Mondadori e iniziata con Il codice Da Vinci e poi Angeli e demoni), di dolore ce n'è tanto. Fin dall'inizio, quando vediamo il professor Robert Langdon, interpretato sempre da Tom Hanks, risvegliarsi malamente in un ospedale fiorentino e non ricordarsi quasi nulla. Accanto a lei la dottoressa Sienna Brooks (l'affascinante Felicity Jones) che cercherà di aiutarlo. Perché Firenze? Perché quella botta in testa? Nella mente le allucinazioni, le immagini dell'inferno in terra, i gironi danteschi, gli uomini con la maschera medievale corvina dei dottori della peste. E il batterio in qualche modo torna, oggi, nella forma allucinata di un miliardario intenzionato a scatenare un'epidemia globale per contenere la sovrappopolazione che lui ritiene la causa di tutti gli odierni e futuri problemi del mondo.

E che l'inferno un po' siamo noi lo pensa pure Tom Hanks che però puntualizza: "Nel mondo reale stiamo creando l'inferno di Dante anche se la minaccia più temibile non è la sovrappopolazione ma l'ignoranza. L'antidoto è la conoscenza, l'illuminismo e la verità che arriva dal nostro intelletto e dalle domande che ci poniamo. Mi sembra che il caos domini un il mondo e penso a quello che succede nel Medio Oriente, si capisce che ci sono Paesi che danno risposte semplicistiche a problemi complessi".

Girato tra Firenze, Venezia e Istanbul, Inferno deve tantissimo proprio alle ambientazioni particolarmente suggestive della città di Dante. E così la Sony, che distribuisce il film con Warner giovedì prossimo nel malizioso numero di 666 copie, ha fatto le cose in grande monopolizzando fino a sabato il capoluogo toscano per la felicità del sindaco renziano Dario Nardella che appare di sfuggita pure in un cameo. La serie di eventi «infernali» è iniziata l'altra sera con la proiezione delle prime immagini del film su un imponente schermo d'acqua lungo trenta metri e alto più di dieci sull'Arno all'altezza di Ponte Vecchio, mentre ieri il cast e il regista hanno incontrato un centinaio di giornalisti da tutto il modo all'interno del meraviglioso salone dei Cinquecento proprio dove si trova La vittoria di Cosimo I a Marciano in Val di Chiana, il dipinto del Vasari in cui compaiono le parole Cerca trova che sono al centro del film: «Quando ho saputo di questa misteriosa scritta ho iniziato a scrivere il romanzo. E l'opportunità di ambientarlo in un museo a cielo aperto come Firenze era irripetibile», rivela lo scrittore Dan Brown che sabato sera parteciperà all'anteprima mondiale del film nel teatro dell'Opera inaugurato solo nel 2011. «Insomma dalla Firenze più antica passiamo a quella contemporanea» sintetizza Nicola Maccanico, direttore generale di Warner Italia che, dopo aver organizzato con successo questo grande evento, si appresta a fare il salto verso la direzione della nuova distribuzione cinematografica di Sky.

Firenze viene mostrata nel film nei suoi pertugi più nascosti, attraverso le carrellate di dipinti che celano sempre un mistero, i passaggi nascosti, le organizzazioni segrete e, fondamentale, il dettaglio della fantomatica maschera del sommo poeta da dove tutto un po' nasce: "Quando ho iniziato ad adattare il romanzo - racconta Ron Howard - ho scoperto come era potente visivamente il poema di Dante in cui, mi pare, si possa trovare il vocabolario giusto per tutti i film dell'orrore possibili e immaginabili. Mi ha sorpreso costatare come le sue idee, la sua visone politica e culturale, non solo filosofica, sopravvivano fino a oggi". Ma il regista di diverte anche un po' a sfotticchiare il nostro Paese quando fa dire al professor Langdon, che si muove con la giovane dottoressa Sienna, «Lei è mia nipote» e la responsabile di Palazzo Vecchio gli risponde: «Siamo in Italia non c'è bisogno che dica che è sua nipote». Così Tom Hanks non perde l'occasione di fare una battuta dal vivo urlando ai giornalisti: "C'è qualcuno qui che viaggia con la propria nipote?». Ed ecco che immediatamente esce fuori la caratteristica ironia che l'attore due volte premio Oscar (Philadelphia e Forrest Gump) ha sempre inserito nelle sue interpretazioni: «Guardatemi, non potrei mai fare la parte del duro, con questa faccia e con questa voce. Qui però ho avuto l'opportunità di interpretare la parte del più intelligente, mi pare che lavorandoci parecchio su sia riuscito a convincervi. Sono l'uomo più fortunato del mondo".