Savethewall ci regala i «dollart»

Martedì una performance creativa al Mondadori Store di Milano

Angelo Crespi

Il senso dell'operazione può essere riassunto in questa frase: «L'arte antica costava perché valeva, l'arte contemporanea vale perché costa». Savethewall con i Dollart, su cui è raffigurato il volto di Jeff Koons, fa un'operazione di svelamento e al contempo di depistaggio sull'art system e i meccanismi di attribuzione di valore all'opera d'arte contemporanea. Dai tempi di Piero Manzoni, e ancor prima di Duchamp, la firma dell'artista è lo strumento di attribuzione di aura. Un'opera, anche se prodotta in centinaia di esemplari, esiste e ha valore solo e in quanto firmata dall'autore. Non importa la forma né il contenuto, più importante il prezzo. Partendo da questo assunto, martedì prossimo (dalle 18 alle 20) nel Mondadori Store di piazza Duomo a Milano, «Savethewall» firmerà e regalerà i dollart ai clienti e ai visitatori, in una sorta di performance all'interno del progetto «Start l'arte per tutti». Saranno inoltre esposte al terzo piano, nella splendida sala arte, alcune sue opere e alcune grafiche (in vendita) che sono prodotte con tecniche modulate dalla street art, ma spesso virano al concettuale e al situazionista: per esempio la reinterpretazione in miniatura del Balloon Dog di Koons, il Ballon Art esploso da cui escono dollari a profusione; e il quadro Urlo con la cifra 119.922.500$ al posto del dipinto di Munch, cioè il prezzo della sua battuta d'asta record nel mondo per cui l'autore è ricordato. Inoltre l'artista farà una magia degna del miglior Yves Klein: firmerà una banconota da 100 euro attribuendole il valore di 200, così come fece Manzoni con la «merda d'artista» che era stato deciso valesse quanto l'oro e oggi costa milla volte più del prezioso metallo.