La Scala decolla a Malpensa L'"Elisir" sorprende i turisti

L'opera di Donizetti è stata eseguita nello scalo tra i viaggiatori ignari Gran divertimento per chi è partito portandosi via un ultimo ricordo d'Italia

Un giapponese con una vistosa borsa di Burberry non capisce cosa stia succedendo ma fotografa tutto, entusiasta. Una famiglia con due bimbi, senza accorgersene finisce quasi in mezzo alla scena. Ma gli altri sanno tutto e assistono divertitissimi dai tavoli del ristorante, direttamente dentro il «set» del primo atto. Rumor di posate, piatti e cuori infranti e comparse: suore, turisti, poliziotti. La prima aria recita «Quanta è bella, quanto è cara...».

Da qualche immaginario villaggio dei Paesi Baschi del '700 al Terminal 1 dell'aeroporto di Milano-Malpensa, oggi. Flash mob. «Si avvisano i signori passeggeri che nell'area riservata alle partenze sta per iniziare L'elisir d'amore , opera lirica di Gaetano Donizetti: orchestra e coro del Teatro alla Scala, dirige il maestro Fabio Luisi...».

Chi è qui per volare, chi per recitare, chi per cantare. L'esperimento del sovrintendente della Scala Alexander Pereira per portare l'opera fuori dal teatro e infilare nel bagaglio dei viaggiatori che ripartono dall'Italia un po' della nostra grande tradizione lirica, sta per decollare. Niente sipario, mentre si alzano gli aeromobili va in scena a Malpensa il «melodramma giocoso» di Donizetti, tra villici 2.0, trolley, romanze, altoparlanti, security, cavi, carrelli, luci e telecamere: l'opera - «prima» del debutto dell' Elisir sul palco della Scala il 21 settembre - è stata eseguita ieri, inizio alle 19 ora locale, in diversi luoghi dello scalo milanese. Due atti, quattro spazi: l'area dei ristoranti nella «Food Court», dall'inizio dell'opera fino al celebre duetto fra Adina e Nemorino «Chiedi all'aura lusinghiera»; poi un palcoscenico in mezzo al check-in 17, dove sono anche i settanta elementi dell'orchestra e il via-vai è massimo; l'area check-in per il coro delle donne in apertura del secondo atto, e per il gran finale, l'area imbarchi oltre il filtro del controllo passaporti dove - a noi e a chi resta - non è possibile accedere. Una furtiva lagrima... L'hub off-limits è solo per vip. Ma il teatro è di tutti.

Per la Scala è una «prima» assoluta, per la storia del teatro è una svolta (però, anni fa, alla stazione ferroviaria di Zurigo arrivò una movimentata Traviata ), e anche l'antropologo francese Marc Augé dovrà rivedere la sua teoria sui «non luoghi». Oggi l'aeroporto di Malpensa è tutto tranne un luogo anonimo, privo di identità. Anzi: è più che mai connesso con il «contorno», con noi, con i passeggeri, con La Scala che ha promosso il progetto, la Regione Lombardia che l'ha sostenuto, la Rai che manda in onda su Rai 5 la diretta presentata da Neri Marcorè, la Sea che ha messo a disposizione spazi e personale. Lo sforzo per realizzare L'elisir «al volo» è stato imponente: 15 telecamere, due stazioni satellitari, 20 punti camera, 14 operatori di ripresa, 37 spazi messi a disposizione dalla società aeroportuale per camerini, sale trucco, e postazioni per la regia di Grischa Asagaroff. Il pubblico inaspettato è moltissimo.

Ai tavoli delle istituzioni, nel ristorante «Rossopomodoro» dove si svolge il primo atto, ci sono i vertici della Scala, dell'aeroporto, della Regione, anche Maroni (è lui che ha dato la «pazza idea» a Pereira). Tutto attorno, gente che parte, che arriva, che si ferma a guardare e scattarsi un selfie. Non sono previsti biglietti né accrediti. Semplicemente si segue l'opera, fisicamente: chi seduto a mangiare una pizza, chi agli imbarchi, chi sulle scale... Non è una semplice recita. È un evento. Fra la magia del teatro e la quotidianità dei transiti, delle attese e dell'ultima chiamata... Tra libretto d'epoca e post-contemporaneità.

Il finto sempliciotto Nemorino (Vittorio Grigolo) oggi veste la T-shirt bianca e il grembiule verde di un semplice cameriere, la volubile Adina (Eleonora Buratto), abito a pois rossi e mezzo tacco, è la proprietaria del ristorante, il sergente Belcore (Mattia Olivieri) è un aitante pilota, mentre il medico-imbonitore Dulcamara (Michele Pertusi) è diventato un divo dello spettacolo - giubbotto di pelle e sotto giacca arancione e pochette - accolto agli Arrivi dal direttore dell'aeroporto... che è il sovrintendente Pereira (applausissimi). E siamo di nuovo in qualche modo alla Scala. Il coro è composto da steward e hostess nella divisa blu cobalto della fantomatica compagnia aerea ElisAir, e gli spettatori siamo noi. Anche il pubblico fa parte della recita, che è un'opera, ma anche uno speciale-tv, ma anche un film, ma anche un modo di avvicinare tutti all'opera. Battimani, risate e selfie. «Fra tanti allestimenti inutilmente ipermoderni, forse ambientare l'opera in un aeroporto può essere meglio», si lascia sfuggire un critico. E la bottiglia dell'elisir, da vecchio «bordò» che era, si è trasformata, in omaggio all'Expo, in un prestigioso vino Eat-alyano. Del resto, ai tempi delle prenotazioni online e delle app che ti aiutano a fare la valigia, solo uno sciocco può credere ai filtri d'amore.