Scala «nipponica» per la versione kabuki di «Madama Butterfly» E diretta su Raiuno

Piera Anna Franini

Con la Prima della Scala 2016, Puccini avrà una rivincita. La sua Madama Butterfly fischiata alla Scala il giorno del battesimo, il 17 febbraio 1904, torna esattamente così come venne concepita dal musicista, dunque nella versione mai più proposta a Milano.

Lo ha voluto il direttore del teatro Riccardo Chailly. A lui si deve il progetto di recupero, e il fatto che un sette dicembre scaligero sia finalmente dedicato a Puccini, «l'inaugurazione di stagione con questo compositore non si ha da trentatré anni», ha fatto notare. Ultimamente non sono certo mancate Prime dalle regie discutibili: brutte (ricordate Violetta che faceva la pizza?) o spinte (i diavoli sodomiti che in Giovanna d'Arco inquietarono Chailly, alla fine insultato dai registi nel famoso fuori onda). Quest'anno la regia è rispettosa di musica e tradizione.

Il regista lettone Alvis Hermanis apre lo spettacolo con la cerimonia del finto matrimonio fra Pinkerton e Cio-Cio-san (Madama Butterfly). «Tutti sanno che è un matrimonio fasullo, Goro spesso organizza cerimonie di questo tipo, è un business consolidato» (Hermanis). Tuttavia ne è all'oscuro la quindicenne Butterfly, che ama l'americano Pinkerton credendo di essere corrisposta. Quando l'evidenza prenderà il sopravvento, si suiciderà. E così, ancora Hermanis, la tragedia giapponese diventa «anche storia universale perché tutti siamo un po' Butterfly, soli, fragili, con debolezze. Lo stesso Puccini si identificava con la protagonista».

L'allestimento si rifà alla tradizione kabuki, anzitutto nella gestualità stilizzata dei personaggi del lontano Oriente. Si vedranno immagini della pittura classica giapponese, con chiari riferimenti alla mostra in corso a Palazzo Reale (dedicata a Hokusai, Hiroshige e Utamaro). Scene ma anche costumi nipponici. In kimono - dunque - Maria José Siri, soprano alla sua prima Cio-Cio-san. Di fatto è questo il suo debutto più importante, non esita a confessare. Dopo le grandi dive di prime scaligere come Anna Netrebko o Diana Damrau, la Siri affronta l'evento numero uno del mondo dell'opera senza l'incoraggiamento dei trionfi nei teatri di punta, un bell'atto di coraggio.

Il soprano uruguaiano vestirà i panni di «donna e madre che tutti ameranno, non si può non amare l'unica persona a non aver capito le regole del gioco», sostiene. Americano, proprio come Pinkerton, il tenore Bryan Hymel, alla sua terza presenza alla Scala ma al primo spettacolo d'opera a Milano.

Mentre è alla sua seconda inaugurazione di stagione, tra l'altro consecutiva, il baritono Carlos Álvarez. Che si gode questo regalo - lo considera tale - benché il ruolo di console americano - continua - gli stia stretto dopo l'esito delle elezioni statunitensi. La prima del sette dicembre 2016 viene ripresa dalle telecamere di tutto il mondo, e quest'anno pure da Raiuno che la manda in onda in diretta.

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