La Scala torna all'antico: sarà un progresso?

Il «Teatro più grande del mondo», naturalmente si parla della Scala, ha presentato il programma della stagione 2017-2018 («il palinsesto» come il Sindaco-Presidente Sala ha definito il «cartellone») in una mattinata milanese poco fervida, complice forse il primo caldo. La portaerei scaligera lancia quindici opere, fra nuove produzioni e riprese, illustrate dal padrone di casa, il Sovrintendente Pereira, con la collaborazione del Direttore musicale, Riccardo Chailly, il quale si è soffermato sui soli due titoli che dirigerà (l'inaugurale Andrea Chénier e il difficilissimo Don Pasquale di Donizetti). Si è molto insistito sulla doverosa presenza dell'opera italiana in Scala con titoli rari (dal Pirata di Bellini all'Alì Babà di Cherubini con i Solisti dell'Accademia, alla Francesca da Rimini di Zandonai, assente a Milano da quasi sessant'anni). Non pochi anche i classici del repertorio tedesco (il debutto del Pipistrello di Johann Strauss e del Fierrabras di Schubert, la ripresa di Fidelio e Elektra). Verdi torna, nelle mani capaci di Chung (ripresa di Simon Boccanegra) e Nello Santi (l'Aida stupenda di Franco Zeffirelli e Lila de Nobili), ai quali si aggiunge un Ernani, che ci saremmo aspettati affidato al direttore musicale scaligero. Dopo tanti rinvii, arriva al debutto mondiale l'attesa opera di Gyorgy Kurtag tratta da Beckett, Fin de partie. Un fatto positivo nella rituale litania di presentazione: l'assenza di «scoperte» o versioni originali. Parafrasando Verdi: Torniamo all'antico, sarà un progresso?