Scandaloso Polanski scatena la perversa "Venere in pelliccia"

Il regista torna sulla Croisette con una pellicola ispirata al romanzo del conte von Sacher-Masoch

Il più polacco dei registi francesi, Roman Polanski, porta la sua Venere in pelliccia sulla Croisette, in concorso, facendola sfilare sotto bandiera polacca e in sadico trionfo mitteleuropeo. Torna alle origini, dunque, uno dei rari maestri viventi della Settima arte, che all'alba degli ottant'anni radicalizza le pulsioni creative, affidandosi al conte austriaco Leopold von Sacher-Masoch e al suo romanzo Venere in pelliccia, fonte d'ispirazione datata 1870, che però ancora abbevera i Velvet Underground, per esempio: il loro brano Venus in Furs è piuttosto pop. Certo, la sceneggiatura di quest'erotica commedia nera, che ha il pregio dei classici - dai novanta minuti di durata al tono drammaturgico che decretò il successo di Carnage -, prende le mosse dall'omonima pièce teatrale di David Ives, stracult di Broadway, ma tutto parte da Masoch, che per primo, nel XIX secolo, illustrò letterariamente le perversioni sessuali ora di moda nella subcultura di dominanza, diffusa da Internet: bondage, privazioni&sottomissioni sadomaso pure nei garage del Tiburtino. Perché Venere in pelliccia, da noi in ottobre con 01, è un concentrato di quel mondo parasatanico, caro all'autore di Rosemary's Baby, che undici anni dopo la Palma d'oro per Il pianista, torna a Cannes, di cui è beniamino e dov'è stato in giuria, nel 1991 (premiò i fratelli Coen, che ritroverà quest'anno). E si riaffida alla moglie, la seducente quarantaseienne Emmanuelle Seigner, anche madre dei loro Morgane ed Elvis, da lui diretta in Frantic, Luna di fiele e La nona porta, film dove l'elemento di giovanile crudeltà diabolica pare fondante. Per costringerla, in unità di luogo e di tempo, dentro un teatro parigino, oggi, insieme al brillante Mathieu Amalric. Squadra ancora più ridotta che in Carnage, dov'erano in quattro a sbranarsi in una stanza.

«Chiunque permetta di essere frustato, merita di essere frustato», scrive Sacher-Masoch, così la cura della frusta verrà prescritta a Thomas (Amalric), direttore d'un teatro dal décor sontuoso, che non trova l'attrice adatta al suo spettacolo. Dopo una giornata di provini deludenti, ecco Vanda (Seigner): bella e volgare, vuole la parte di Venere in pelliccia. A poco a poco, con la sua sfrontatezza Vanda s'impadronirà del ruolo e dell'anima di Thomas, in un crescendo di torture psicofisiche delle quali Polanski è gran manipolatore.
«Aspettavo da tempo l'occasione di girare un film in francese con Emmanuelle», dice il regista, travolto da uno scandalo sessuale nel 2009, quando fu arrestato a Zurigo per un crimine sessuale del 1978: sodomizzò una tredicenne, dopo averla drogata. Ne seguì uno scandalo internazionale, che spinse Polanski a recludersi nel suo chalet di Gstaad, dove non a caso elaborò il progetto d'un film sull'affare Dreyfus. Una megaproduzione anglosassone che riecheggia la spaccatura ideologica, prodotta dal «caso Polanski»: tra chi assolveva l'artista e chi lo condannava, nonostante la vittima di quell'abuso avesse ormai perdonato, un'eco dreyfussiana aleggiò a lungo.

Scontata la pena, ora Polanski sbarca in Costa Azzurra all'insegna del sadomasochismo, seguito dall'aura sulfurea che l'accompagna dalla nascita, nel ghetto ebraico di Parigi. E poi, il massacro della splendida moglie Sharon Tate per mano del satanista Charles Manson e della sua setta; i suoi film atipici, che hanno addosso profumo di pessimismo e cosmica sfiducia nel genere umano, l'esplicita appartenenza della coppia Polanski a quel certo mondo parigino, devoto alla Bestia di lusso... C'è di che incuriosirsi. Anche pensando che il torrido soggetto di Venerein pelliccia è andato sullo schermo con lo spagnolo Jesùs Franco (1969), con gli olandesi Victor Niuwenhuijs e Maartye Seyferth (1995), mentre il nostro Massimo Dallamano nel '69 ne girò una singolare versione, Le malizie di Venere, con Laura Antonelli alle prese col marito voyeuer. Cineversioni di quarant'anni fa, comunque, quando la libertà sessuale aveva un prezzo. Che Roman Polanski ha pagato di persona. Come il conte von Sacher-Masoch, schiavo della scrittrice Fanny Pislar, autorizzata per contratto a essere molto crudele con lui. In particolare quando, nuda, indossava la pelliccia.

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