Scerbanenco deve andare su un'isola per scoprire il lato noir degli idealisti

Due ladri in fuga e un giovane studioso in un (claustrofobico) gioco psicologico

Anni di guerra, anni claustrofobici. Per le corse verso i rifugi, o le fughe da Milano cercando pace e anonimato in provincia. Durante la guerra, Giorgio Scerbanenco imbocca la seconda via, allontanandosi dalla sua città d'adozione, grazie a certi amici di Iseo. Ma lì, all'Albergo Toledo, la claustrofobia non l'abbandona, anzi, fra il 1942 e il '43 diventa protagonista di un romanzo riemerso dall'archivio di sua moglie Teresa, morta nel 2008, e, tramite il figlio Alberto, giunto alla figlia Cecilia che lo ha curato e pubblicato. Non è l'unica storia «claustrofobica» di Giorgio. Ne contiamo almeno altre tre, in quel periodo: L'antro dei filosofi, il settimo della serie di Arthur Jelling ancora inedito («intrigante, seppur assai bisognoso di un editing», scrive Cecilia nella biografia del padre Il fabbricante di storie) e Annalisa e il passaggio a livello.

Qui, però, in L'isola degli idealisti (La nave di Teseo, pagg. 222, euro 17) la claustrofobia ha anche una spiegazione geografica. Nel lago, infatti, oltre alla vasta Monte Isola, ci sono due minuscoli isolotti, di San Paolo e di Loreto. E basta leggere le primissime pagine del romanzo per ipotizzare che siano stati entrambi o uno dei due, magari San Paolo, che da Iseo con un potente binocolo si vede bene, a ispirare all'autore «l'isola della Ginestra», o «Ginestrin». Dove vivono, «nel millenovecentotrenta e qualche cosa», un padre settantenne, sua figlia di 40 anni e suo figlio di 29, insieme a due domestiche, al custode e a una coppia di «parenti poveri e giovani». Stanno lì, in un isolamento claustrale, quasi tutti per libera scelta. Il Ginestrin è una reggia e insieme un confino (in quegli anni erano altre le isole che ospitavano i confinati: Pantelleria, Ustica, Ventotene, Tremiti...) e tutto sommato una buona soluzione per Antonio, medico in pensione, Carla, zitella scrittrice, e Celestino, studioso con il pallino del rigore morale. Ed è proprio lui, Celestino, a prendersi in carico le due patate bollenti che una sera sbarcano dai Reffi. Guido e Beatrice sono ladri, e hanno i gendarmi alle calcagna. Che si fa? Li denunciamo e finisce lì o tentiamo di portarli sulla retta via? Naturalmente il più idealista sull'isola degli idealisti imbocca la strada insidiosa e difficile, l'unica che può soddisfare il suo ego che cova sotto i libri e le meditazioni. Il sottile gioco psicologico tra i due fragili fuorilegge e i Reffi assume i contorni di una partita di poker in cui i bari sembrano sempre avere la meglio sugli avversari-salvatori. Chi vincerà? Potrebbe anche uscire un pareggio...

Troppo bene può far male, sembra suggerire Scerbanenco il quale, dopo aver già battuto i sentieri del giallo con il grigio ma acuto Arthur Jelling, vira, surfando sulle acque del lago d'Iseo, verso le più impetuose, e intriganti, correnti del noir con venature rosa, i suoi colori preferiti.