Lo scherzo di Parise a Gadda e altre "facezie" da letterati

Da Ungaretti fino ad Arbasino, i ricordi del critico sul lato divertente degli intellettuali d'un tempo

Compiuti i novant'anni, Leone Piccioni, uno di quegli uomini di lettere e di mondo come non ce n'è più oggi, apre i cassetti della sua memoria e della sua scrivania e ci regala Intimità e memorie. Scritti raccolti e inediti 2011-2106 (Pananti). Dalla scrivania esce un tesoro di carteggi inediti, lettere di critici d'arte, critici letterari, poeti, scrittori che hanno tutti un posto rilevante nella cultura italiana del Novecento, da Roberto Longhi a Geno Pampaloni, da Aldo Palazzeschi a Umberto Saba, da Vasco Pratolini, a Anna Maria Ortese, ed esce anche una polemica epistolare ampia, dura ma civilissima, tra il giovane Piccioni e Giuseppe Prezzolini che verte principalmente sull'America e sulla negritudine. Ma dalla memoria, a novant'anni passati, escono in volo anche cose più lievi: aneddoti, battute fulminanti, ritratti mondani esemplari, facezie nella tradizione più nobile, quella letteratissima di Poggio Bracciolini. Così leggiamo di gente comune, del vecchio Vescovo di Arezzo che abituato a ricevere in omaggio cognac e cioccolatini dal Prefetto, si vede recapitare in punto di morte solo cioccolatini e sussurra: «Sarebbe stato gradito anche il cognac», o dell'operatore televisivo, tal Giandinoto, che dovendo riprendere nel bianco e nero di allora papa Pio XII se ne uscì con un «Santità, il bianco spara», o di quell'Annibale che aveva una garconnière fuori Roma da raggiungere in cima a una ripida salita e una volta rispose alla donna che vi aveva appena portato e che gli chiese cosa doveva fargli: «Fammi un caffè».

La nostra curiosità poi si aguzza quando compaiono personaggi come Dino De Laurentis che, in attesa di un finanziamento milionario per il suo La Bibbia entra nella cattedrale di Saint Patrick a Manhattan a pregare per ottenerla: e si trova vicino un vecchietto che non smette di ripetere come in una litania: «San Gennaro, famme truvà sti cento dollari». Alla fine, spazientito, il produttore glieli dà di tasca sua, e commenta: «Non puoi sta a scassà e palle a San Gennaro per cento dollari». O compaiono grandi poeti e scrittori, su tutti Ungaretti e Gadda. Ad Harvard, una ragazza si avvicina al vecchio poeta e gli chiede l'età: la riposta di Ungaretti è prontissima: «Dipende dall'intenzione con la quale me la chiede». Una sera Ungaretti è a casa Piccioni (Piero, il grande musicista), con Vinicius de Moraes e Stefania Sandrelli. Passano belle ore di musica e whisky (Vinicius diceva di bersene 30 o 40 al giorno). Quando Leone deve riaccompagnare a casa lì vicino i due poeti, mentre guida la sua 1100 è così intento ad ascoltare i loro discorsi che arriva senza accorgersene sino ad Ostia. A una riunione dell'Approdo in Versilia, una contessa veneta, amante di Diego Valeri, commisera le signore che hanno storie estive con i bagnini: che lettere potranno mai ricevere dopo? Ungaretti sbotta, con la sua voce che cresce e turbina: «Ma lo sa, contessa, che Giacomo Leopardi avrebbe dato tutti i Canti, e anche le Operette morali, pur di avere il cazzo di un bagnino?». Carlo Emilio Gadda, ossessionato dal matrimonio, si diceva grato alle signore lesbiche, «perché almeno non si mettono in lista per maritarsi». Portato da Arbasino all'Hilton, lo ispeziona tutto con occhio da ingegnere, poi su una terrazza vede un giovane prete americano che legge il breviario. E si batte una mano sulla fronte. Ecco cosa avrebbe dovuto essere: «Prete, americano, residente all'Hilton». Come revisore dei testi alla RAI, Gadda era solito aggiungere postille bizzose: vicino a un elogio del neorealismo, aveva scritto: macaco! Pare che l'annunciatore lesse poi proprio così: «il neorealismo macaco del cinema italiano». Monarchico e sessuofobo, Gadda non poteva sopportare la love story tra Maurizio Arena e la principessa Maria Beatrice di Savoia, che tanto movimentò le cronache di allora. A tutti gli interlocutori chiedeva come era possibile un simile scandalo. Un giorno, d'accordo tra loro, Goffredo Parise e Leone Piccioni seduti con lui a un tavolo di ristorante presero uno dopo l'altro in mano una bottiglia e mormorarono che Arena lo aveva di quelle dimensioni. Gadda si alzò rosso, inviperito, urlando «ma allora è vero». Tra le carte di Piccioni, che fu anche un alto dirigente televisivo, non poteva mancare Mario Soldati, che una volta gli raccomanda una fanciulla appena laureata in francese con Bo, 110 e lode, «occhi verdi, capelli e ciglia nerissime», che sarebbe stato un piacere vedere sugli schermi, l'altra lo ringrazia per un anticipo in vista di un programma da realizzare. Scrive Soldati: «L'anticipo non è solo utile, ma necessario: sono un deserto che beve gocce d'acqua. Mi sembra indispensabile di disporre di miliardi». E a me sembra di sentirlo quando mi urlava al telefono: ma come fai a vivere senza una cuoca e un autista? Già, come ho fatto? Ma che almeno essere scrittore sia anche essere ricchi di spirito, e di vita. Grazie a Leone Piccioni che ce lo ricorda in queste sue pagine deliziose.