Come scoprire la vera opera d'arte

Da Van Gogh a Koons una analisi per scoprire il senso del capolavoro

Emanuele Ricucci

La grande storia del merito nell'arte. Tradotto: quando si può parlare di capolavoro? Ma soprattutto, perché? Come ebbi modo di scrivere in un pamphlet, pubblicato in allegato con il Giornale, quello tra l'arte e la contemporaneità è un proprio un bel matrimoney. L'art system è intriso di guadagni, strategie di mercato, business e scuse di rivoluzione. «L'arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi», diceva Ennio Flaiano. E si vede. Oggigiorno, con la «scusa della cultura» da estendere in ogni piega del mondo, le tasche si riempiono e la notorietà divinizza l'estetica e l'artista, sempre più lontano dalla figura di artigiano del significato, dell'etica. In tinta coi tempi che ci sussurrano: l'arte vale perché costa e non costa perché vale, parafrasando Angelo Crespi. Proprio lui firma la prefazione di un'opera fondamentale per distinguere scemi e schemi: I segreti dell'arte moderna e contemporanea (Newton Compton Editori, pagg. 245, Euro 10) di Alessandra Redaelli, critico d'arte, già impegnata nella dissacrazione dell'inutile e nel recupero del buon senso - con Keep Calm e impara a capire l'arte. Da Van Gogh a Andy Warhol, da De Chirico a Jeff Koons. Tutto ciò che dovete sapere per riconoscere i capolavori. Cosa rende un'opera immortale? Tre dinamici capitoli da cui non si sfugge, per andare, allegramente, alla ricerca di chiavi meravigliose e misteriose utili ad interpretare le opere e la loro grandezza. Per cogliere l'espressione più alta del genio, quella capace di raccontare un'epoca, un mondo, una realtà e un modo di sentire. Alla Redaelli va riconosciuto il merito di aver creato un capolavoro, appunto, d'intelligenza critica, nonché l'alto spirito di servizio: insegnare a nuotare nel fango della contemporaneità.