Se a Baudo viene affidato un cavallo zoppo...

C'è un piccolo mistero nel ritorno di Baudo a Domenica In. Perché andare a disturbare (e lui non vedeva l'ora che lo si facesse) un mostro sacro della televisione italiana per poi non dargli tutto lo spazio che un personaggio così imponente richiederebbe? Il segmento domenicale che il Pippo nazionale andrà a condurre (e guidare come direttore artistico) è lungo infatti solo un'ora e mezza, meno degli anni scorsi: dalle 17,10 circa fino alle 18,40. In più la messa in onda del programma è prevista, per ora, solo fino a Sanremo, a fine febbraio. Questo perché pare che i vertici di Raiuno vogliano verificare come sarà accolto dal pubblico il ritorno alla domenica old style e decidere in base agli ascolti se protrarla fino a fine stagione (maggio) come accade di solito. Ma se non si era convinti della forza dell'idea (celebrare i 40 anni di Domenica In richiamando un suo presentatore storico) perché non si è portato avanti il primo progetto che era quello di affidare tutto il contenitore del pomeriggio festivo a Massimo Giletti? Una soluzione che dava una garanzia di successo visti i dati Auditel abituali della prima parte domenicale da lui condotta e che avrebbe evitato tra l'altro le accuse di «televisione vecchia». Alla fine si è scelto il compromesso di allungare l'orario dell'Arena fino appunto alle 17 circa e di ridurre Domenica In. Ma la questione è anche un'altra: se - facciamo gli scongiuri - quest'ultima non dovesse ottenere buoni ascolti, che si fa? Si chiude uno show del Pippo nazionale?