Se il «Fico» copre il tradimento

E, quando l'uomo, traditore, provò vergogna agli occhi del Creatore, nascose le proprie miserie con una cintura di foglie di #Fico. Una sorta di progenitrice delle attuali mutande, ma che conteneva, non già quei pochi grammi di debole carne umana, ma la colpa Madre di tutte le colpe. La disobbedienza. E, nonostante l'innegabile virtù della mielosa dolcezza, da quella prima alba dell'Umanità il #Fico è rimasto il simbolo del peccato e della negazione di Dio. Nei secoli, si è perpetuata la tradizione di usarne i frutti per godere della loro effimera piacevolezza «a fior di labbra»; per simboleggiare la sensualità e l'euforia della passione paradisiaca; ma il #Fico resta pur sempre il primo No di ogni medico che tenga alla salute dei propri pazienti! Dietro l'arrendevolezza quasi leziosa della sua pelle, si nascondono, infatti, velenosi zuccheri capaci di uccidere. Che è, poi, ciò che sta accadendo, in questi giorni di tradimento della volontà degli elettori. Dietro la zuccherosa bonomia napoletana del #Fico di Palazzo, si svela la perfidia del serpente grillino: Extra Omnes e dentro solo il carrozzone piddino, padre di tutta la povertà del popolo italiano. Un odioso attentato al voto del 4 marzo del quale, sembra, non gli importa un #Fico secco!