Se Lang Lang fa il fenomeno da circo

«Il maestro Lang Lang suona vicino agli squali». Non è una barzelletta, ma quanto avvenuto al Museo Oceanografico di Valencia, in occasione della sua riapertura dopo restauri faraonici. Il pianista cinese dice di aver visto gli squali sorridere mentre suonava Morricone e Liszt. Sopra il tunnel passavano branchi di pesci e selachimorfi, evidentemente conquistati dal novello Orfeo cinese. Durante la sua esibizione all'inaugurazione di Expo 2015, nella più normale piazza del Duomo a Milano, avevamo segnalato la deriva di Lang Lang verso un genere di intrattenimento (causa soprattutto l'indifferenziazione stilistica e la disinvoltura e confusione di generi) più parente dell'arte varia che di un concerto. Nell'occasione avevamo ipotizzato rimanessero alcune performance da tentare: una era suonare sott'acqua. Pare ci abbia ascoltato. Bene, ora gli rimangono altre prestazioni: suonare in assenza di gravità (ad esempio, in una bella stazione orbitante), sulle catene montuose dell'Himalaya, durante un'eruzione vulcanica, magari attorniato da altri animali ammansiti dalla sua arte, oppure intercalando ad uno studio di Chopin numeri con le carte o un palleggio con il naso. A questo punto: che lo spettacolo vada avanti. Non come cantava con disperata vitalità Freddie Mercury, ma con l'avverbio interrogativo che gli appose Noël Coward nella sua Perché lo spettacolo deve continuare? La regola non è immutabile, proponeva il commediografo-compositore. A prescindere, (per usare un'altra sua canzone), Tira una brutta aria, dietro l'angolo.