Se la musica data per morta ritorna in forma smagliante

Avete presente quelle cassandre che da tempo celebrano il de profundis del jazz, oppure lo relegano nella sua torre d'avorio - come la musica classica - rifugio privilegiato di quelli che Theodor Adorno avrebbe definito «ascoltatori risentiti»? Ebbene, ora dovranno fare i conti con una nuova realtà che vede in costante aumento di popolarità la musica di origine afroamericana, soprattutto in Italia. Se le rockstar annullano concerti a profusione trovando le scuse più fantasiose (difficile ammettere che si son venduti pochi biglietti, come hanno fatto i Negrita) l'estate jazz è un florilegio di centinaia di festival con il meglio del panorama internazionale - da Wayne Shorter a Chick Corea passando per Keith Jarrett (la cui tournée in trio parte il 23 luglio dal teatro San Felice di Genova). Non c'è paese che si sottragga al suo jazz festival. Prendete la Calabria; in varie località da luglio fino al 7 agosto c'è il Peperoncino Jazz Festival suonano stelle come Eddie Gomez, Kurt Elling, John Patitucci, Omer Avital all'insegna del tutto esaurito. Umbria Jazz si è appena concluso con un milione di incassi e già prepara la quarantesima edizione (su Internet e Facebook è uno dei tre Jazz festival più visitati con Montreaux e Montreal). Si sono appena spenti gli echi del Festival, che già la Blue Note Records pubblica una compilation dei più importanti artisti presenti; che in soldoni significa ascoltare in un doppio cd Herbie Hancock, Sonny Rollins, Pat Metheny, John Scofield & co.
Insomma è la rivincita del jazz che, dopo aver cercato nuove fonti di sopravvivenza nella contaminazione col rock (la cosiddetta fusion), dopo essersi troppo intellettualizzato con la sperimentazione e la ricerca, oggi trova un nuovo equilibrio tra tradizione e modernità. Un equilibrio che in verità si scontra con lo zelo dei puristi, per nulla contenti delle aperture alle cosiddette «musiche di confine». Difficile da digerire, per un duro e puro, l'album On the Dance Floor che il grande Enrico Rava - peraltro sulle orme di personaggi come Lester Bowie e Miles Davis - ha dedicato alle musiche di Michael Jackson raccontando a Musica Jazz: «Dalla sua musica e dal suo personaggio mi son sempre tenuto lontano...Dopo la sua morte ho scoperto che razza di genio avessi trascurato. Il detonatore è stato il micidiale riff di Smooth Criminal». Per i puristi esistono solo Brad Mehldau, Joshua Redman, Joe Lovano, il giovanissimo Ryan Truesdell. La polemica è quindi scoppiata sulla rivista Musica Jazz, che ha ospitato l'articolo su Rava e Jackson e minaccia di prepararne due, sovversivamente rock blues, sui Cream e gli Allman Brothers. Il direttore Luca Conti, nell'editoriale dal titolo «Qualche chiarimento sulla filosofia di Musica Jazz», scrive e attacca: «non si può più pensare di vivere sotto una campana di vetro e fingere che il mondo esterno non esista. Non è nelle nostre corde fare i curatori di un museo». (Così può permettersi di fare ritratti di giganti del passato come il trombonista degli anni Venti Miff Mole e di aprire interessanti dibattiti multimediali sul web).
Non è un ritorno ai tempi della fusion, quando i jazzmen colonizzarono il rock vendendo milioni di dischi. Ora c'è un'unione di stili di cui la musica afroamericana è il motore trainante. E poi, finalmente, i rocker imitano quel mondo, visto che Sting orbita sempre più spesso nel circuito dei festival jazz piuttosto che in quello pop; che Elvis Costello ha appena inciso un album dedicato alla musica di Duke Ellington; che il selvaggio Iggy Pop si è da poco esibito nel repertorio di Frank Sinatra. Avanti quindi sulla tripla strada della tradizione, del mainstream e della contaminazione senza preoccuparsi troppo delle polemiche. Anche il blues elettrico portato a Chicago da Muddy Waters all'inizio suonò come un proditorio tradimento del downhome blues rurale e delle sue radici mississippiane. Ma poi da lì è nato il r'n'r...