Se la natura matrigna diventa la superstar

La paura fa novanta. Ma anche di più, in termini di prestigio e soldi, se hai il fiuto di capire dove tira il vento delle ansie dell'uomo comune.
Di questi tempi nelle sale italiane atterrano tre titoli catastrofisti che - collocati tra presente e futuro - ci dicono nell'ordine: che a furia di tormentare l'ambiente la Natura si rivolterà sterminandoci tutti; che la Natura è talmente disinteressata all'inquilino umano che, metti un bel giorno, potrebbe entrare in sciopero e portarci all'Apocalisse; che, ipotesi futuristica, il disastro c'è già stato, gli uomini hanno lasciato la Terra e questa si è trasformata in un luogo ostile.
A fornirli è la macchina oliata di Hollywood così come il minimalista cinema indipendente europeo: i titoli sono l'horror The Bay di Barry Levinson, La Quinta Stagione della coppia belga-yankee Peter Brosens e Jessica Woodworth e il fantascientifico After Earth di M. Night Shyamalan, regista de Il sesto senso. Il primo e l'ultimo sono usciti nelle sale italiane il 6 giugno, il secondo uscirà il 27 del mese, regalandoci una storia così inquietante da sgonfiare in un amen la gioia del giorno da busta-paga.
The Bay la butta subito sulla furbata: il regista che fu da Oscar per Rain Man ricorre alla forma del mockumentary (finto documentario) per raccontarci - attraverso l'uso di video Skype e di camere commerciali come iPhone - un terrificante eco-incubo a metà strada tra L'invasione degli ultracorpi e Alien. Siamo nella serena cittadina di Claridige, nella Baia di Chesapeake in Maryland, località di mare nel giorno di festa per eccellenza, il 4 luglio. I buoni americani si apprestano a sventolare le loro bandierine stellate, a tuffarsi tra bancarelle e gite in barca. Invece. Siccome l'intera zona vive sul commercio di carne di pollo, e da anni gli allevamenti locali scaricano nella baia tonnellate di escrementi di pollo, ecco spuntare un nuovo organismo che, attraverso acqua marina e potabile, si accomoda preferibilmente all'interno di pesci e uomini, per poi crescere e divorarli dall'interno. Nel giro di 24 ore, documentate da una studentessa universitaria aspirante reporter, la cittadina si trasforma in un olocausto. E tanti saluti al 4 luglio: bye bye America che nascondi la polvere sotto il tappeto.
La seconda tragedia ecologica ha un tocco “indie”: i registi Peter Brosens e Jessica Woodworth (per loro nel 2006 il «Leone del futuro» a Venezia per Khadak, ndr) con La Quinta Stagione raccontano l'impazzimento di un villaggio belga nelle Ardenne quando il ciclo naturale, per ragioni imperscrutabili, decide di fermarsi: le mucche non producono più latte, gli alberi non fioriscono più e cominciano a cadere. La corruzione della Natura finisce per contagiare gli uomini che, impoveriti, prima passano al baratto per sopravvivere, poi si dedicano alla ricetta «mors tua vita mea», a cominciare dall'identificare un capro espiatorio (uno straniero giunto nella zona) da immolare alla dea Terra.
Infine, questa volta corredato di un budget da 130 milioni di dollari e da un delirio di effetti speciali, lo sci-fi After Earth (protagonisti Will Smith e il figlio Jaden) ci dice che l'Uomo ha lasciato la Terra già da mille anni, nel frattempo la nostra ex casa è diventata, libera dagli uomini, un mondo di lussureggiante bellezza ma letale. Dove la morte regna attraverso la legge darwinista più spietata, le temperature passano da un picco opposto all'altro, e, caso mai ricapitasse un uomo, creature mostruose farebbero immediatamente banchetto col malcapitato. Una Terra, questa, di straordinaria bellezza naturale, che farebbe la felicità di qualsiasi ecologista d'assalto o “specista” (quelli per ci quali uomo e bestie pari sono). Peccato che ad avere una coscienza perfettamente razionale siamo solo noi, gli schifosissimi uomini: e qualsiasi meraviglia naturale, se non c'è un uomo ad osservarla e a ritenere che sia bella, semplicemente non è tale. Perché il concetto del bello viene da noi. Filosofia spiccia? Ditecelo voi.