«Se sono diventato attore è colpa di Dino De Laurentiis»

Roberta Beta

Da poco festeggiate le nozze d'oro con la sua professione, a breve sul palcoscenico del teatro Sistina di Roma nelle vesti de Il Marchese del Grillo, Montesano si racconta ai nostri lettori.

Com' è nata la sua vocazione all'arte?

«E chi se lo ricorda più! Correvano gli anni '65-'66 e credo proprio che la vocazione sia nata con me visto che sono l'erede di una dinastia di artisti. I miei nonni facevano teatro, quello paterno era direttore d'orchestra e dirigeva l'operetta,mia nonna faceva l'attrice»

Lei non hai seguito il consiglio dei nonni...

«È stato un cammino lento, fino all'avverarsi del mio sogno di fare tv nel 1968, naturalmente, dopo aver fatto tante serate nei teatrini di Roma. Il pubblico ha rappresentato la mia vera scuola, stava a mezzo metro»

Un bel periodo OFF, dunque. Ha parlato di televisione, com'è andata quell'esperienza?

«In quell'occasione mi vide la mamma di Dino De Laurentis, il quale mi convocò, mi mise sotto contratto accanto al mio idolo, Alighiero Noschese».

Poi è approdato al cinema?

«Sì grazie a De Laurentiis che mi fece lavorare con Noschese in sei film. E grazie a questi film venni notato da Garinei e Giovannini i quali mi vollero al Sistina per il ruolo di Rugantino, la maschera romana per eccellenza. Che potevo desiderare di più?».

Che pensa delle nuove generazioni?

«Io con Garinei ho fatto otto commedie musicali, spettacoli dove si recita, canta e balla: all'epoca era difficile trovare artisti in grado di fare tutte queste cose insieme, oggi invece si trovano. Al contrario, trovo che si dia troppo poco tempo agli attori per maturare: prima di arrivare a calcare le scene io ne ho fatta di gavetta!».

Con i reality le cose sono cambiate?

«É aumentata l'offerta della produzione nel mondo dello spettacolo: prima c'era una sola rete tv, oggi se un personaggio nuovo imbrocca la trasmissione che lo lancia tra i famosi il suo nome viene presto sbattuto in cartellone e io mi domando se avrà avuto il tempo di crearsi il suo bagaglio artistico».

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