Selena, bambola pop programmata per essere sensuale

Delirio di ragazzini per lo show milanese della Gomez (21 anni). "Il mio messaggio? Credi di potere fare tutto meglio di tutti gli altri"

Lei non parla, focalizza. Non cammina, si sposta. E, se sorride, squaderna immancabilmente lo stesso sorriso panoramico. Ha una pettinatura con boccoli da diva hollywoodiana ai tempi di Joan Crawford. E sfoggia unghie tinta corallo così affilate che fa paura persino stringerle la mano. «Sto vivendo la vita che ho deciso di vivere», dice chirurgicamente poco prima di salire sul palco. Però c'è qualcosa di dolce in Selena Gomez, di dolce e spontaneo in questa super mega idolo pop che ha appena compiuto 21 anni e ieri sera ha intasato l'Alcatraz e dintorni con le sue migliaia di «selenators».

Anche se avrebbe voluto fare «lo chef», ormai ha già ottenuto tutto ciò che una persona di buon senso non si sogna di avere nel corso della vita (attrice tv lanciata dalla Disney, già otto film all'attivo, l'ultimo dei suoi quattro cd Stars dance è al top, imprenditrice, ambasciatrice Unicef e, per gradire, anche seconda donna più sexy del mondo secondo Maxim) e, tra tutte le teen idol in circolazione, è quella sulla quale chi scommette vince facile: non evaporerà in poche stagioni come tante altre, poco ma sicuro. Dopotutto «l'età è solo un numero, io talvolta mi sento una quindicenne, altre volte credo di avere ottant'anni perché guardo e riguardo i film in bianco e nero». E lei, mica poco, «non ho ancora raggiunto il meglio delle mie possibilità». Intanto, bisogna ammetterlo, ha studiato canto e la voce è decisamente più impostata, quasi innaturale in una ventunenne con quei toni da mezzosoprano dosati benissimo anche rispondendo a domande trobocchetto come quelle sulla politica: «Ho le mie idee ma preferisco tenerle per me», dice e magari tanti artisti anche italiani seguissero il suo esempio. In qualche modo Selena Marie Gomez, nata da una baby mamma sedicenne di origini italiane («In comune con voi ho il gusto per il cibo e il senso della famiglia»), cresciuta nel Texas e decollata a bordo di oltre dieci milioni di singoli venduti solo negli Stati Uniti, è il simbolo di come tutti i divi saranno obbligati a vivere il proprio divismo: ventiquattr'ore su ventiquattro, gonfiati e dilaniati dai social network che sono più implacabili e spesso crudeli dei paparazzi. «Di certo una volta non si conoscevano minuto per minuto le vite di Marilyn Monroe, Audrey Hepburn o Ella Fitzgerald, tanto per citare grandi personaggi del passato. Senza i social network, forse non avremmo avuto una gran quantità di bullismo nascosto dall'anonimato. Ma io sento di avere costruito intorno a me una base onesta e leale di fan. Per loro posto in continuazione le mie foto su Instagram, ad esempio». Per capirci, Selena Gomez ha oltre sedici milioni di follower su Twitter e ieri la via Valtellina, intorno al club dove si sarebbe esibita, era un brulicare infinito di ragazzini, spesso pedinati dalle mamme, tutti in festa, tutti pronti a esplodere alla minima avvisaglia di Selena. In fondo è un rituale sano, perché criticarlo gratis? «La maggiorparte delle mie fans sono ragazzine», ammette mentre parla del film che potrebbe girare presto, quello tratto da 13 (Thirteen Reasons Why, pubblicato in Italia da Mondadori nel 2008) e arrotolato intorno al suicidio della studentessa Hanna Baker: «Voglio recitare io la sua parte se il film darà garanzie di essere di qualità. È un messaggio serio quello che mi sento di dare a chi mi ascolta: bisogna credere sul serio di poter fare qualsiasi cosa meglio di chiunque altro. Almeno provarci». Capito il tipino?

Nel frattempo, giusto prima di iniziare un mese fa il tour mondiale, ha girato due film che usciranno il prossimo anno. «Uno è Behaving badly di Tim Garrick, l'altro è Rudderless con Laurence Fishburne e Billy Crudup: il mio è un ruolo piccolino ma il genere drammatico mi piace molto». Mentre parla, ha il volto leggermente inclinato e, nel frastuono di un club prima del concerto, scandisce bene le parole manco fosse in diretta al David Letterman Show. È talmente siderale da fare i complimenti (e dare una lezione al provincialismo di tanti divi nostrani) a una diretta competitor, come direbbe il suo manager, ossia Demi Lovato: «Mi piace ed è bravissima come giudice di X Factor». Poi, time out. Selena Gomez ripone il sorriso e inizia a fare sul serio: c'è il concerto. E, dopotutto, fare l'idolo non è un lavoro così semplice come vien comodo immaginare.