Sesso, droga e rock'n'roll Cannes alla ricerca dello scandalo (d'autore)

Gaspar Noè presenta "Love", storia d'amore a tre Cate Blanchett e Rooney Mara lesbiche in "Carol"

Scandalo al sole di Cannes. Ed è subito festival, come ben sanno gli organizzatori della kermesse (13-24 maggio), ogni anno tesi a scovare film erotici d'autore, destinati a spaccare la critica in due. Oppure a far discutere il pubblico, pure in assenza di proiezioni: è accaduto l'anno scorso con Welcome to New York di Abel Ferrara, dedicato alle orge di DSK, l'ex-capo del Fondo Monetario Internazionale, il sesso-dipendente Strauss Kahn. Quel film, escluso dalla selezione per diplomazia, non andò in passerella, ma tutti si fiondarono a vederlo on line, attratti dall'aspetto carnale del Potere. E se ne parlò a lungo, nonostante fosse mediocre. Niente o poca politica, invece, nella 68esima edizione dominata dagli «italian stallions» (così la stampa inglese gratifica Garrone, Moretti & Sorrentino in concorso). Ma un pio desiderio, chiaro e forte, arriva dall' enfant terrible franco-argentino Gaspar Noè, che presenta Love , torrido ménage à trois : «Spero che con Love i ragazzi abbiano un'erezione e le ragazze si bagnino tutte. KG è l'attore più fico che abbia mai avuto. È lo scopatore definitivo in 3D». In attesa di scoprire che KG è l'attraente modello Karl Glusman, diretto in tre ore e in 3D in questo melodramma sessuale con «un ragazzo, una ragazza e un'altra ragazza», stando al preambolo, ricordiamo che Noè ha giocato la carta dell'erotismo nel 2002, a Cannes. Dove esibì la coppia Cassel-Bellucci in Irréversible , puntando a scandalizzare.

Nella Sezione Midnight, discarica delle pulsioni festivaliere notturne, dove passa il simil-porno di Gaspar, seminato di dettagli ginecologici e fluidi vari (lacrime incluse), sfila pure Amy di Asif Kapadia, che narra la vita della rockstar Amy Winehouse, morta nel 2011 per overdose di alcol e droghe. Naturalmente, la famiglia di lei s'è risentita, mentre il padre tassinaro, Mitch, minaccia sfracelli: è raffigurato come papà assente. Ma queste sono rose, in confronto a Carol del regista gay dichiarato Todd Haynes, paladino della diversità (suo Lontano dal paradiso ). Stavolta il premio Oscar Cate Blanchett ( Blue Jasmine ) fa la parte della navigata signora Aird, sposata ma insoddisfatta, che trova la pace dei sensi con la commessa Therese (Rooney Mara, meno bruttina del solito), sullo sfondo della fascinosa New York anni Cinquanta. In decappottabile deluxe, Mrs. Carol abborda la squattrinata miss e le due convivranno: happy end tra i grattacieli e un tocco mélo, grazie all'adattamento del romanzo di Patricia Highsmith, nel 1952 intitolato The Price of Salt e firmato con lo pseudonimo di Claire Morgan. Se nel 2013 vinse la Palma d'oro il lesbo-dramma La vita d'Adele , qui niente sbattimenti di natiche, ma sospiri e jazz nei motel. La Blanchett prenota così un altro Oscar, che forse Hollywood potrebbe assegnarle in nome del politicamente corretto.

Va sul sicuro anche l'esordiente Eva Hussen, che con Bang Gang ambienta a Biarritz le orge adolescenti dei liceali Alex, Nikita, Laetita e Gabriel, lesti a sperimentare i limiti sessuali. Allo spettacolo della «piccola morte» s'accompagna quello della morte e basta. Data e cercata con violenza in Mad Max: Fury Road , dove la Principessa Furiosa Charlize Theron appare calva, monca e vendicativa. Maledetta e rimpianta in The Valley of Love di Guillaume Nicloux, con Isabelle Huppert e Gerard Depardieu, insieme 25 anni dopo Loulou, come genitori d'un figlio deceduto, che per lettera li invita a raggiungerlo nella Valle della Morte. E ancora morte, somministrata con voluttà dai narcos di Sicario , dramma criminale di Denis Villeneuve, con Benicio Del Toro cecchino in Messico. Il crematorio è di scena nel film dell'ungherese Laszlo Nemes, che piomba Le fils de Saul nell'inferno di Auschwitz: il prigioniero lotta contro il Sonderkommando che vuol trasformare in cenere suo figlio. Sesso&Morte, un binomio che dà sempre da fare. Anche a Cannes.