Sfigato, flaccido, povero È il nostro "anti uomo"

Così paradossale da non fare pena. E così perdente da fare rabbia

Fantozzi ce lo hanno fatto odiare i fidanzati: quelli che abbiamo avuto e quelli che abbiamo rischiato di avere (se fossero stati come Ugo). Intanto perché Fantozzi lo guardavano. Per ore, collezionando le gesta di questa gigantesca pera in cannottiera prima in vhs e poi in dvd. Poi perché, finita la visione, Fantozzi lo citavano. Convinti com'erano che ci fosse una battuta di Fantozzi per ogni occasione della vita. Quel «Com'è umano lei...» pronunciato con un fil di voce e con un pezzetto di lingua che faceva capolino all'angolo della bocca, ci ha rese cordiali quanto la signorina Silvani davanti all'idea di un amplesso con «Fantocci». Più di una volta ci siamo sforzate di guardare almeno un episodio della «saga» di quell'irrimediabile sfigato, non per guardare Fantozzi quanto per capire cosa piacesse «a loro» di Fantozzi. L'unica pellicola capace di inchiodare orde di maschi allo schermo senza che mai una bonazza apparisse. E ci siamo sforzate anche anni dopo, quando il solito revisionismo intellettuale lo ha improvvisamente eletto a imperdibile capolavoro. Niente da fare. Fantozzi ha continuato a irritarci, la figlia a farci pena, la moglie rabbia. E la signorina Silvani ha continuato a sembrarci una povera stronza. Quella brutta famiglia in quel brutto tinello non ci ha mai fatto ridere e non ci ha mai fatto riflettere, troppo paradossale per rimandare a qualcosa di famigliare. Le cofanate di pasta, i centrini di pizzo, i divani incelofanati, la neonata spaventosa, le botte in testa, i voli dal balcone, le umiliazioni: da parte del capo, dell'amante, della vita... Tutto troppo. E poi lui, Ugo Fantozzi, l'uomo senza sfumature: psicologia piatta e stomaco voluminoso. Zero empatia: uno sfigato che non riesce a farti pena. Perché accoglie con la stessa espressione qualsiasi ceffone gli assesti la vita. Beh, tranne forse quella volta dello sfilatino... Quando si accorge che la moglie Pina si è innamorata del panettiere e allora va per riprendersela e finisce col doverla difendere dalla derisione del rude Abatantuono: «Guardi che mia moglie è bellissima». Ma anche lì, altro non è che solidarietà tra sfigati. Tutto tristissimo.