Sgominò la banda di via Osoppo con uno stile da Maigret italiano

«Il buon poliziotto non conosce l'orologio e non deve essere troppo attaccato alla famiglia», raccontava il commissario Nardone in una lunga intervista a Enzo Biagi. Era un mastino, Nardone, uno di quelli che non mollavano la preda perché era nato «per prendere le parti dei deboli» sin da quando era ragazzo. Nato ad Avellino, arrivò alla Questura di Milano nel 1946 dove fu capo della Squadra Mobile e dirigente della Criminalpol. Grande ammiratore della polizia francese, fu chiamato per il suo stile «il Maigret italiano» e creò la prima Squadra Mobile a Milano negli anni Cinquanta.
Con il suo fiuto risolse alcuni fra i casi di cronaca nera più celebri dell'epoca. È l'uomo che mise fuori gioco la banda di via Osoppo (febbraio 1958) dopo una lunga partita a scacchi con i criminali: catturò l'ultimo componente della banda, Eros Castiglioni, due anni dopo il colpo. Le sue indagini furono decisive anche per arrestare Rina Fort, la ex commessa - chiamata la belva di via San Gregorio - che uccise la moglie e i tre piccoli figli dell'ex amante nella Milano della ricostruzione nel 1946. Nardone era un uomo duro ma di cuore, di quelli che amavano il proprio lavoro stando sempre al passo con i tempi. Alla domanda se il poliziotto e il delinquente fossero cambiati dagli anni '50 agli anni '60 rispondeva: «Non faccio differenza. È come paragonare Coppi all'attuale campione del mondo». Nardone è scomparso a Milano nel 1986.