Si dovrebbe amare il padre anche quando è un fascista

Pierluigi Battista nel suo nuovo libro racconta il rapporto conflittuale con il genitore Ma non è solo una storia personale, semmai quella di una generazione «orfana»

Ha la forma e il ritmo di una messa da requiem il libro di Pierluigi Battista Mio padre era fascista (Mondadori, pagg. 161, euro 17,50). Una storia scritta con passione torrenziale, che racconta uno scontro senza quartiere mentre si aspira ansiosamente alla pace. Ma questa pace ha richiesto un percorso in salita verticale, che Battista affronta con difficoltà: pare quasi di sentirne il respiro mentre conduce in cima il lettore. Perché il racconto non si limita a scavare dentro la storia di un conflitto ideologico e epocale - ossia lo scontro fra un padre fascista, che aderisce alla Rsi restandone orgoglioso, e un figlio della generazione ribelle, quasi comunista o che si crede tale, sicuramente antifascista, insomma militante, da ragazzo, nel campo opposto - ma anche dentro le coscienze individuali.La storia è quella drammatica di una generazione - quella dell'autore, e anche la mia, che sono un po' più grande di Pigi - che negli anni dell'adolescenza, in un'Italia stretta fra pulsioni diverse, ha respinto i genitori, li ha messi all'angolo, e ergendosi, come dice Battista, «a paladino del bene e del male» ha perso di vista «la clessidra che a poco a poco ma inesorabilmente è destinata a vuotarsi». Battista parlando del picco della battaglia - che ormai dopo anni di fioretto e di sfumature diviene invece scontro quotidiano - e alla vigilia del crollo della salute del padre che lo porterà alla morte, scrive: «Se avessi saputo che il tempo a nostra disposizione si stava invece crudelmente esaurendo, avrei sentito forse l'urgenza di una pace vera, di un nuovo incontro, di una spiegazione, di un riconoscimento reciproco... senza inquisitori, insolenze, rappresaglie, vendette. Ma non lo sapevo». Quanti di noi potrebbero dire le stesse parole, anche senza un genitore fascista? Pigi di fatto affronta il dramma di una generazione che negli anni Settanta ha fatto dei propri genitori il capro espiatorio di tutte le ingiustizie del mondo, imputate per lo più al capitalismo. La rottura generazionale di quegli anni rende universale il racconto di Battista, certamente più drammatico perché suo padre portava così palesemente e anche con una certa voluttà e alterigia su di sé la peggiore delle colpe degli anni in cui l'autore era bambino e poi ragazzo: essere stato, anzi, essere rimasto fascista.Battista racconta senza sconti suo padre, descrivendo come un uomo confuso, eccitato, marinettiano, ipnotizzato dal Duce e dai «camerati», accecato anche sugli aspetti più feroci del fascismo da una fedeltà insistita che Pigi non sa, alle volte, se esaltare o biasimare. Ripetendo che il padre «erano due» l'autore disegna un personaggio per cui la camicia nera era una sovrapposizione ideologica giovanilistica (il padre aveva aderito alla Repubblica di Salò ventenne) a una solida vocazione borghese di uomo di legge. E viceversa. La casa di Pigi, nel quartiere Prati, a Roma, aveva biblioteche e salotti ordinati, oggetti allineati, mobilio conformista, un ambiente tipico da avvocato amante dell'ordine. Ma negli anni della crescita del bambino e del ragazzo Pigi, si mescolano i due padri: c'è il turismo fascista cui Vittorio Battista sottopone il ragazzino («Guarda») fra le statue del foro italico («anzi, Foro Mussolini»), l'Eur col Colosseo Quadrato, e l'ordine perentorio di mettere giù i gomiti da tavola. C'è anche l'avvocato che difenderà in tribunale sia la destra estrema sia le Brigate Rosse. Ma più potente di tutto, una scaturigine infinita di amarezza, di offesa, del senso del tragico rifiuto patito con la fine del regime. Un sentimento sovrastante, che ha segnato la vita di Vittorio e quella della sua famiglia: Pigi viene a conoscenza della disperata solitudine del padre quando si trova fra le mani un diario in cui si descrivono le vicissitudini dei prigionieri di Salò, fra i quali c'è Vittorio: sono in catene, coperti di sputi e di insulti, mentre sfilano in mezzo a una folla che grida odio e vendetta; e poi la descrizione della prigionia a Coltano, l'ombra tragica di Ezra Pound e degli altri che per aver praticato fino all'ultimo la loro fedeltà, subiscono non solo una sorte orribile, ma anche la sempiterna maledizione dell'ignominia fascista.Pigi racconta la storia di suo padre senza cercare sconti, a volte si permette persino qualche sorriso che ormai appare tenero, ma che a suo tempo deve essere stato beffardo. Quando rivanga l'atrocità dell'antisemitismo concede a suo padre l'attenuante di una certa inconsapevolezza, anche se non ci crede fino in fondo. E non ci credo neanche io, anche se in molti fascisti l'antisemitismo fu blando, e forse per questo ancora più colpevole di fronte alle leggi razziali e alle deportazioni. Pigi riconosce al padre - e qui ci credo - un desiderio sincero di riparazione, e chi scrive deve confessare una grande emozione nell'aver letto che quel percorso di coscienza è avvenuta anche attraverso la nostra amicizia. Una pagina in cui si parla dei nostri padri disegna tutta la fatica, per chi è nato dopo la Seconda guerra mondiale, di elaborare la tragedia che ciascuno per la sua strada ha attraversato. Pigi ha avuto il suo redde rationem per tornare verso l'affetto del padre in un momento di grande conflitto quotidiano, quando nel rogo di Primavalle furono bruciati vivi due membri della famiglia Mattei, tra cui un bambino di 8 anni, e l'opinione pubblica non ne venne turbata perché si trattava della casa di un militante di destra. Da qui inizia una strada che viene marcata dalla morte di Vittorio, che Pigi percorre fino al terremoto che lo travolge quando da giornalista a Fiuggi copre il congresso del MSI che abbandona la veste fascista: quella notte il messaggio del padre sulla fine e la disfatta del partito si trasforma in febbre, pianto, disperazione. No, il personale non è politico. Pigi è oggi un giornalista famoso per la sua passione democratica, il contrario del fascista che suo padre è stato, ma ha imparato a amare il padre come probabilmente suo padre ha sempre amato lui.

Commenti

LP

Mer, 17/02/2016 - 09:08

Cara Fiamma, sono sempre a favore dei Suoi articoli, ma la prego di non confondere fascismo e nazismo e di non cadere nella solita trappola ideologica. Il fascismo non fu mai genuinamente antisemita e lo divenne solo quando Mussolini non fu, purtroppo, più in grado di contrastare Hitler. Provi a riascoltare alcuni suoi discorsi, vedersi le leggi sulle onorificenze, leggere i resoconti delle attività segrete di molti fascisti in favore degli Ebrei, e guardare alcuni filmati, gira anche un bel documento su youtube. Con questo non voglio minimizzare le porcherie delle leggirazziali, ma non si stupisca se tutti, dico tutti, i miei amici 'fascisti' (ripeto fascisti e NON nazisti) siano da sempre grandissimi sostenitori di Israele. Non vi è nulla di strano. Quelli che vede con la kefiar addosso NON sono simpatizzanti del fascismo.

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marioilgiornale

Mer, 17/02/2016 - 09:18

si, si dovrebbe! Ma mai amare un padre quando è comunista!

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maucom

Mer, 17/02/2016 - 10:24

Io, sempre orgoglioso di mio padre fascista. Uno dei 500 di Leros, colpevole di aver aderito alla Repubblica di Salo` rifiuto` la Croce di Guerra! Mio padre, il mio eroe!

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semovente

Mer, 17/02/2016 - 11:15

Il libro è presente in casa mia in attesa di essere letto a breve. L'importante è che Pierluigi Battista abbia capito tutto o quasi del padre. Non pensi però di essere dalla parte della ragione. Quello è tutto da dimostrare, impresa ardua in questa Italia che da 70 anni si crogiola nel convincimento che la colpa sia tutta dalla parte perdente. Non è così. Lentamente, fra molte rimostranze ed impedimenti, merito anche del tempo che è sempre galantuomo, la verità emergerà costringendo gli addetti a riscrivere quasi per intero la Storia. Per ultimo non credo che il senso di "colpa" abbandonerà il Pierluigi in tempi brevi.

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BenFrank

Mer, 17/02/2016 - 11:18

Hei MAUCOM! Mi hai plagiato il logo!

Ritratto di BenFrank

BenFrank

Mer, 17/02/2016 - 11:20

MARIOILGIORNALE: nel tuo logo la bandiera è alla rovescia: verde-bianco-rosso, come recita la Gosdidduzzione chiù bella do' munne!

Ritratto di BenFrank

BenFrank

Mer, 17/02/2016 - 11:22

L'importante è che il padre fascista habbia fatto a tempo debito il "salto della quaglia", diventando "bardiggiane"al 26 aprile. Di paparini del genere furono e sono pieni i partitti demokraticci!

emulmen

Mer, 17/02/2016 - 11:37

è inutile negarlo: tutti noi siamo figli o nipoti di fascisti. Di tutti quelli che adoravano a milioni il duce, che fece tantissime cose buone sfruttate largamente dai corrotti politici odierni. Anche mio nonno era fascista, iscritto al PNF, ma mio padre me lo descrive come uno degli uomini più buoni della mia terra che durante la guerra salvò la mia famiglia dalla fame...

emulmen

Mer, 17/02/2016 - 11:56

@BenFrank - Winston Churchill alla fine della guerra disse "strano popolo quello italiano...ieri c'erano 40 milioni di fascisti oggi ci sono 40 milioni di democratici!"

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Chichi

Mer, 17/02/2016 - 12:47

Condivido le valutazioni di Fiamma Nirenstein. Mi sorge una domanda: è riuscito Pierluigi Battista a non far pesare su i figli, se ne ha, la sua militanza nel «campo opposto» Il comunismo? Questo quanto a stragi, campi di sterminio e antisemitismo, dall’USSR alla Cina, Cambogia ecc, non sfigura certo di fronte al fascismo. Le generazioni degli anni 70 si sono abbeverate, nei licei italiani, al movimento studentesco del 68, fagocitato dal comunismo estremo. Assemblee a raffica , in cui la causa di tutti i mali del mondo era il fascismo e chi dissentiva era «fascista», zittito e a volte malmenato. Circolavano agende scolastiche nelle quali ogni giorno appariva un pensiero che descriveva la famiglia, il padre soprattutto, come il primo anello della tirannia imperialista, borghese e fascista naturalmente. Aggiungo: «si dovrebbe amare il padre anche quando» fosse comunista.

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pasquale.esposito

Mer, 17/02/2016 - 13:05

IO; VEDENDO IN CHE CONDIZIONI É L;ITALIA DI OGGI NON POSSO FAE ALTRO CHE AMARE MIO PADRE É I GLI ALTRI 7 UOMINI DELLA MIA FAMIGLIA CHE HANNO COMBATTUTO LA II GUERRA MONDIALE; É MIO PADRE CHE E STATO IN AFRICA SOTTO ROMMEL HA DATO IL SUO SANGUE PER IL NOSTRO PAESE;É LUI NON SI MERITA DI ESSERE ODIATO NÉ DA ME E NEPPURE DAL MIO POPOLO; PERCHE CHI COMBATTE VERSANDO IL SUO SANGUE PER LA PATRIA; SI MERITA AMORE É RISPETTO!.