"Siamo molto diversi fra noi ma ci unisce la bossa e l'esilio"

Da star mondiale delle classifiche a ministro del governo di Lula

Per definire Gilberto Gil bastano le parole del poeta Torquato Neto quando scrive: «Esistono tantissimi modi per interpretare la musica brasiliana e ogni musicista lo fa in modo differente: Gilberto Gil invece preferisce usarli tutti insieme». Da esule politico a Londra (prima di partire regalò alla sua terra l'intenso brano d'addio Aquele abraco ) a ministro della Cultura del governo Lula, Gil continua a portare in giro le sue canzoni di vita, di protesta e di amore fondendo lo spirito ludico brasileiro con le istanze politico-sociali. Lo farà anche con Caetano Veloso in questa tournée inedita (dal 1993 non si esibiscono insieme) con una scaletta che ripercorre mezzo secolo di ricordi.

Come vi siete conosciuti?

«Il nostro primo incontro fu a Rua Chile, in Salvador. Caetano era con Roberto Santana, un nostro amico produttore, e lo conobbi grazie a lui. Da quel giorno scoprimmo di avere molte cose in comune e ci incontrammo ancora, per suonare insieme e parlare di musica».

Cosa vuol dire tornare a suonare insieme? Come è cambiato il feeling?

«È sempre piacevole stare insieme ad un fratello quale è Caetano per me. Il feeling non è mai cambiato, si parla sempre di complicità, amicizia e tenerezza. Mi arricchisce sempre molto lavorare con qualcuno come Caetano, artista a cui devo molto. Avevamo fatto un tour insieme nel 1993, celebrando il venticinquesimo anno di Tropicalia, e abbiamo approfittato di questo anniversario per tornare a suonare insieme, dato che alcuni promoter europei ce l'avevano chiesto. Durante questo tour suoneremo i pezzi più significativi delle nostre carriere e un brano inedito scritto appositamente».

Cosa vi accomuna e cosa vi divide?

«Siamo molto diversi l'uno dall'altro, ma ci capiamo benissimo dentro a questa diversità. Siamo tutti e due un po' timidi, pensierosi, casalinghi. Ma, ad esempio, abbiamo pensieri diversi sulla politica».

Come vede oggi il mondo della musica?

«È una domanda cui è impossibile rispondere, perché con la velocità delle nuove tecnologie, ogni istante appare una novità nella musica. È un mondo molto ricco e pieno di cose curiose. Io lo seguo molto su Internet. Mi sono interessato da subito al mondo virtuale. Sono stato uno dei primi artisti ad avere un sito web, ad agire sui social network e a sottoscrivere l'iniziativa dei Creative Commons, ma non mi reputo affatto un internauta esperto. A volte sono un po' dispiaciuto di come la Rete stimoli l'aggressività e renda le prese di posizione ancora più nette».

Cosa pensa del rock?

«Mi è sempre piaciuto molto il rock, da quando l'ho sentito per la prima volta negli anni '50. È una musica popolare ma dai forti connotati di protesta e di denuncia sociale».

Cosa rimane del movimento Tropicalista?

«Lo spirito di libertà, la voglia di mescolare le cose, di essere aperto alle novità».

Progetti?

«Ho sempre tanti progetti, ma per ora mi sto concentrando sul tour con Caetano. Dopo l'Europa toccheremo Sudamerica, Nordamerica, Australia, Giappone».

Cos'è la musica?

«È la vita».