"Soldi dati a chi non merita" Orchestre contro il ministero

I finanziamenti attribuiti secondo nuovi criteri, basati (in teoria) sulla qualità. Ma istituzioni come la milanese Verdi o la genovese Gog sono state declassate

Questa volta non si parla di lirica, ma delle associazioni concertistiche: sul piede di guerra. L'attribuzione dei finanziamenti (il Fus) secondo i nuovi criteri ha creato malumori. Hanno così deciso di far fronte unico e hanno chiesto l'accesso agli atti, ai verbali degli incontri di delibera dei punteggi, dunque denari, e soprattutto vogliono che siano chiarite le «motivazioni» per cui alcune istituzioni sono state declassate mentre altre sono spuntate dal nulla.Procediamo con ordine. Il Mibact, settore «Spettacolo dal vivo», mette a punto nuovi criteri di attribuzione del Fus (Fondo unico spettacolo) puntando su merito ed oggettività, così spiegano. C'è una Commissione musica chiamata a vagliare le domande di attribuzione dei finanziamenti, ma a inizio luglio si spacca. La compositrice Silvia Colasanti (ora sostituita dalla giornalista e musicologa Anna Menichetti) si dimette. In due righe chiarisce che «il quadro normativo vigente conferisce un peso poco incisivo al giudizio di qualità».È proprio questo il punto: la qualità. Quest'estate, il Ministero ha redatto una pagella in base alla quale attribuire i finanziamenti. Le istituzioni sono state divise in tre gruppi, corrispondenti ad alti, medi e più contenuti stanziamenti. Nel gruppo d'eccellenza (stanziati 6.399.996 euro) compaiono 18 istituzioni. «È scandaloso che alcune siano lì» rimarca Pietro Borgonovo, alla testa della Gog, declassata al secondo gruppo (3.673.785 euro da spartirsi fra 40 enti) e con un taglio del 30 per cento dei finanziamenti.La Gog da decenni attrae a Genova concertisti di rango. «In questa tabella del Ministero, chi invita interpreti di fama internazionale è superato da società che fanno miriadi di concerti con ragazzi pagati 500 euro a serata». Si allude forse all'Agimus di Roma? A Gioventù Musicale d'Italia? «Se fermo per strada un appassionato di musica e gli chiedo di fare i nomi delle prime 10 istituzioni concertistiche italiane, di queste ne trova solo 4 o 5 nel primo gruppo», continua Giorgio Pugliaro, al timone dell'Unione Musicale di Torino. Per la verità ha ottenuto un finanziamento addirittura maggiorato rispetto all'anno scorso, ma è sbigottito per le «cose incredibili che sono emerse. Prima di questa domanda, per esempio, ignoravo l'esistenza dell'associazione Enrico Simbruina». Di fatto, anche noi. Nel mondo concertistico, si fa notare, per esempio, che un'istituzione come La Cappella Musicale di Milano ha gli stessi finanziamenti dei Solisti Dauni o degli Amici della musica San Severo, o quelli di Monopoli.Ora le associazioni concertistiche si chiedono se e quando avranno una risposta. Reclamata poiché «così capiamo i criteri e ri-orientiamo la nostra attività» spiega Luisa Longhi delle Serate Musicali. È infuriata la Fondazione Verdi di Milano, poiché, spiegano, «il primo aprile siamo stati riconosciuti come Ico (Istituzione concertistico orchestrale) da parte del Ministro Franceschini. Questo implicava finalmente un sostegno economico di importante calibro. Tra l'altro, secondo il nuovo decreto Franceschini del 2014, la Verdi risultava prima in graduatoria tra le orchestre sinfoniche italiane, in base ai tre parametri di valutazione (qualità, qualità indicizzata e quantità), aprendoci la strada ad un finanziamento annuale di oltre 2,5 milioni di euro. In modo inaspettato e, secondo noi, al di fuori di ogni legalità, la stessa Commissione musica, sotto pressione della Direzione generale del Mibact, ha variato la nostra destinazione in data 1 luglio 2015, riconoscendoci come Complesso strumentale (in sostanza banda di paese...) e non più Ico, riducendo il contributo di oltre due terzi».Si riuscirà a fare chiarezza e soprattutto in tempi brevi?