Soltanto la Bellezza può salvarci dall'agonia della nostra civiltà

di Tomaso Kemeny

Giuseppe Conte e io diamo appuntamento a tutti coloro che intendono contribuire alla costruzione di un avvenire secondo i criteri della bellezza. A una società dove tutto ha un prezzo e nulla ha più un valore, il mitomodernismo contrappone quella energia simbolica e metamorfica, risvegliata dalla bellezza, che è all'origine di ogni esistenza autentica e di ogni civiltà desiderabile. Domani al Teatro Filodrammatici di Milano, si deciderà come propagare in modo decisivo la primavera mitomodernista, nata nei lontani anni Ottanta con le «19 Tesi sulla vita della bellezza», i cui firmatari introdurranno l'appuntamento.

La primavera mitomodernista trova nuovo vigore per il contributo di giovani che hanno partecipato a numerose azioni come, per esempio, «La freccia della Poesia» (6 dicembre 2014) che ha simbolicamente unito l'Italia nella bellezza evocata dalla poesia: l'azione della «Freccia», partita in treno da Napoli, è culminata nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano.

È chiaro che il mitomodernismo non intende accettare il mondo così com'è poiché incoraggia, prima di tutto, l'insurrezione contro noi stessi se e quando tendiamo a cedere all'appiattimento sull'utile immediato e poi contro i poteri illegittimi del brutto, che sotto la forma della corruzione e della devastazione generale offendono il destino e la dignità dell'uomo. Nell'occasione di questo invito vi invio un intento-slogan che indica i nemici permanenti del mitomodernismo da combattere: «Sfidiamo coloro che promuovono l'agonia della nostra civiltà, sempre pronti a ridicolizzare ogni tentativo generoso di rigenerazione».