«Sono un cattivo che vi lascerà a bocca aperta»

Ci vogliono coraggio e molti colpi di scena

Luca Ward, prima della tv lei è diventato famoso per aver dato la voce ad attori come Russel Crowe, Hugh Grant, Keanu Reeves. Poi il passaggio dal cinema alle fiction.
«In realtà ho cominciato nel ’63, quando avevo tre anni. Di film ne ho fatti una decina, da Le stelle stanno a guardare a Il conte di Montecristo. Poi per necessità ho dovuto smettere. Allora gli sceneggiati erano solo Rai e si giravano a Torino e Napoli. O recitavo o studiavo. Il doppiaggio invece si faceva a Roma e mi permetteva di studiare».
Com’è recitare la parte del cattivo in Le tre rose di Eva?
«È una sfida grossa: tutto ruota attorno a me, e quando s’interpreta un cattivo bisogna essere credibili. Perché a fare il buono, che ci vuole? Si sorride... Ma per fare il cattivo, come dice Al Pacino, non basta aggrottare le sopracciglia. Bisogna sposarne le motivazioni, capire perché si comporta in quel modo. È una sfida, anche perché sei indispensabile alla storia: senza il cattivo i film non si fanno, ci deve essere il bene e il male. Poi non lo so se veramente Camerana sia così cattivo».
È un personaggio che le piace? Che sente suo?
«Molto. Quando ho letto la sceneggiatura sembrava che avessero pensato a me scrivendola».
Quindi è così anche nella vita, cattivo?
«Assolutamente no. Anche se, a volte, vorrei essere come Camerana. Ma non ci riesco».
Stasera sarà l’ultima puntata. Ci saranno sorprese?
«Sì, l’ho sempre detto: Camerana è come l’uovo di Pasqua. Ha una sorpresa all’interno che lascerà tutti a bocca aperta... E poi la seconda serie andrà in onda già in autunno».
Com’è il set di Le tre rose di Eva?
«Molto dinamico: siamo forse la prima produzione italiana che ha girato 12 puntate in tre mesi e mezzo. Un dato straordinario per l’Italia ed è stato possibile perché tecnici, attori, autori, registi hanno un grande background, e hanno permesso che si girasse in pochissimo tempio uno sceneggiato per cui solo un anno fa ci volevano dieci mesi. Cerchiamo di avvicinarci al mercato straniero almeno nei tempi: gli americani girano 12 puntate delle loro serie in due mesi».
Un aneddoto legato a Le tre rose di Eva?
«Sono un attore abbastanza anticonformista e, tra una scena e l’altra, per non tornare ai camper che erano distanti, mi capitava di cambiarmi in mezzo alla piazza. È stato divertente vedere la faccia delle persone che mi guardavano e pensavano: “Oddio, ma questo è matto?”».
Vi aspettavate un successo tale?
«Visti gli ascolti degli ultimi tempi, ci siamo andati tutti coi piedi di piombo. Certamente c’erano gli ingredienti per far appassionare il pubblico. Ed è andata bene».