"Sono chiuso in un'astronave Ma io soffro di claustrofobia"

Il protagonista di «Passengers», l'ultimo film «spaziale» di Hollywood: «Riuscireste a vivere solo con una persona?»

Tiziano Marino

da Los Angeles

«Noi uomini siamo esseri sociali, non siamo fatti per l'isolamento». Chris Pratt, protagonista insieme a Jennifer Lawrence di Passengers, in uscita in Italia venerdì, spiega così il tema del film diretto da Morten Tyldum, un thriller ma anche commedia sentimentale che prende in considerazione il tema dell'isolamento e del bisogno che ogni essere umano ha dell'interazione con gli altri e con la società. L'astronave Starship Avalon sta effettuando un viaggio interstellare di 120 anni. È diretta alla colonia Homestead II. A bordo ci sono 5259 persone sottoposte a ibernazione. Dovrebbero destarsi all'arrivo ma a causa di un malfunzionamento due passeggeri si sveglieranno 90 anni prima, restando intrappolati sulla nave spaziale. Sono Aurora Lane e Jim Preston, interpretati rispettivamente dal premio Oscar (per Il lato positivo) Jennifer Lawrence e dalla star di Guardiani della Galassia e Jurassic World, Chris Pratt. La prospettiva è quella di dover trascorrere il resto della loro vita a bordo della navicella potendo interagire solo tra loro. Nessun altro - eccezion fatta per il barista-robot interpretato da Michael Sheen (Masters of Sex) - è presente e sveglio sull'astronave.

«È molto raro ritrovarsi a girare un film quasi esclusivamente con una sola persona spiega la Lawrence Per questa pellicola in particolare ci è capitato di doverlo fare per moltissime ore, è stata un'esperienza davvero intensa. Io e Chris Pratt ci siamo dovuti rimboccare le maniche. Fortunatamente, lui mi ha reso le cose molto semplici. E tra un ciak e l'altro, per tutto il giorno, c'era sempre un amico che sapeva farmi ridere».

Mr. Pratt, tra voi due c'è feeling e si vede.

«Vero. Spesso senti parlare di attori e attrici, e non farò nomi, che cercano di creare tra di loro un vero e proprio legame romantico che possa essere trasmesso anche nel film ma poi scopri che nella realtà di tutti i giorni non si sopportano. Per noi è stato l'esatto opposto. È molto facile andare d'accordo con Jennifer: è una persona tranquilla, che si diverte, che ride e che sa bene come farti ridere».

Qual è stato l'aspetto più faticoso?

«L'aspetto fisito. Il dover fare i conti con la finta assenza di gravità. Un esercizio, quello di doversi muovere fingendo di fluttuare nell'aria, che non può essere lasciato al caso. Avevo già una buona esperienza in merito per via di Guardiani della Galassia, dove mi era capitato di stare appeso per molto tempo a vari fili ma qui è stato ancora più intenso. La cosa più difficile è quella di ruotare su se stessi simulando l'assenza di gravità. Abbiamo dovuto rifare le scene un sacco di volte perché sembrassero perfette e reali».

I viaggi spaziali hanno sempre affascinato l'uomo e il mondo di Hollywood.

«Ultimamente poi, film come The Martian, Interstellar e Gravity hanno rinnovato l'interesse del pubblico cinematografico verso questo genere di cinematografia».

Lei lo farebbe un viaggio del genere?

«No. Se esistesse per davvero una simile possibilità, una navicella per un viaggio così, non ci salirei mai. Forse l'avrei presa dieci anni fa ma non oggi. Adesso ho una famiglia, non potrei abbandonare mia moglie e mio figlio (l'attrice Anna Faris, conosciuta sul set del film Take Me Home Tonight e il loro bambino, Jack, nato il 25 agosto 2012) e poi soffro di claustrofobia, ritrovarmi in una situazione del genere sarebbe il peggiore dei miei incubi. Sono un tipo a cui piace stare all'aperto, non potrei mai vivere senza natura, isolato e completamente tagliato fuori dal mondo. Ho bisogno di umanità intorno a me».

Finiranno per innamorarsi i due protagonisti? Lui salverà lei? Lei salverà lui?

«Non voglio rovinare la sorpresa e quindi non dirò molto, se non che la Lawrence non è certo la donzella in pericolo che attende l'aiuto del suo cavaliere. Jennifer è una leonessa, sia quando recita, che nella vita».

È molto impegnata anche per i diritti delle donne a Hollywood.

«La sua lotta per l'uguaglianza dei compensi mi rende felice e orgoglioso di essere suo amico. Non solo ha parlato al pubblico della differenza delle paghe tra uomini e donne ma ha preso una posizione, ha cercato di negoziare e di fare qualcosa di concreto, mettendoci la faccia. Credo che la chiave per le donne nel mondo di Hollywood sia proprio la negoziazione. Tutti hanno il diritto di essere pagati il giusto ma alla fine si viene pagati in base a come si conduce una negoziazione. Bisogna avere coraggio e a lei questo coraggio proprio non manca».