"Sono un poliziotto bastardo e cerco il riscatto su Raiuno"

Da stasera la fiction "Pizzofalcone": "Storie e personaggi più ruvidi di quelli in onda di solito sul primo canale"

La barba ispida e lo sguardo sbieco, ma penetrante, sono già da tipo poco raccomandabile. Con quella faccia angolosa non deve faticare un granché, Alessandro Gassmann, a sembrare un «bastardo». Artisticamente parlando, certo. «Ingiustamente accusato di collusione con la mafia; spedito per punizione in un commissariato totalmente disastrato... Ce ne sarebbe abbastanza per incarognire chiunque!». Protagonista ideale, insomma per I bastardi di Pizzofalcone (la nuova serie in sei puntate da stasera al via su Raiuno, tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni, diretta da Carlo Carlei) l'attore romano si gode l'intensa esperienza televisiva.

"È già un po' che la Rai sperimenta serie poliziesche fuori dai canoni convenzionali commenta Gassmann - Sembra quasi che il meritato successo del ruvido Rocco Schiavone, con Marco Giallini su Raidue, abbia incoraggiato anche la più compassata Raiuno ad osare qualcosina di più".

Perché I bastardi di Pizzofalcone sembra funzionare in una direzione insolita?

"La matrice letteraria è fondamentale. Attraverso la trama poliziesca il giallo d'autore scava anche le atmosfere, analizza anche le psicologie. Così nell'ispettore Lojacono non troviamo solo un poliziotto che sa ascoltare prima di parlare, che osserva prima di concludere. Ma anche un uomo bastonato dalla vita, messo a capo di una squadra di sette persone tutte in debito con la società, e tutte alla ricerca di un riscatto".

Come a dire: forse anche la fiction Rai comincia a farsi un po' più ruvida?

"Forse. Certo siamo ancora lontani dai soggetti trattati da Sky, o da certe serie statunitensi, la cui eccellente scrittura, il cui alto livello attoriale, sono ormai all'altezza del cinema di più alta qualità".

Fra pochi giorni debutterà all'Eliseo di Roma la sua regia teatrale di quel Qualcuno volò sul nido del cuculo da cui, nel '73, Milos Forman trasse l'omonimo capolavoro e premio Oscar, con Jack Nicholson.

"Devo ringraziare Luca Barbareschi, col quale prima o poi litigano tutti (compreso il sottoscritto), ma che ha avuto il coraggio di ospitare un testo teatrale praticamente sconosciuto in Italia, tratto dal romanzo di Ken Kesey, e interpretato da un gruppo di attori straordinari ma di poco richiamo, nel prestigioso teatro da lui diretto. Purtroppo pochi giovani conoscono il film di Forman; così, per far sentire più vicina a noi questa storia di follia e di speranza, ho chiesto a Maurizio De Giovanni di spostare l'azione dall'America anni 60 alla Napoli del 1982, nel manicomio criminale di Aversa".

A proposito di giovani: molti conoscono lei e non suo padre. Come può l'oblio scendere tanto rapidamente?

"Un po' è nell'ordine naturale delle cose. Un po' è colpa nostra; di noi italiani che lasciamo evaporare ciò che abbiamo di più grande. Non parlo solo di mio padre, ma di tutta quella generazione: tutti geni, dai quali tutti hanno imparato qualcosa, cinema americano in testa, e di cui i nostri ragazzi sanno sempre meno".

Lei fu, almeno inizialmente, uno dei sostenitori dell'occupazione del teatro Valle di Roma, durata tre anni e approdata ad un desolante nulla di fatto. Oggi come giudica quegli avvenimenti?

"L'occupazione del Valle è fallita. All'inizio fu giustificata da una gestione non ottimale. Se fosse stata breve, e sostenuta da grandi nomi del teatro italiano, avrebbe dato i suoi frutti. Ma è durata troppo, artisticamente non ha prodotto nulla, se non una serie di inutili velleitarismi. Ora il vicesindaco Bergamo ha annunciato un restauro da tre milioni di euro. Finalmente una buona notizia".

A proposito di sfregi alla città: lei non si è mai tirato indietro nelle critiche all'attuale amministrazione...

"Non solo a quella. Ma non tanto da un punto di vista politico, quanto civico: destra o sinistra per anni hanno fatto ugualmente a gara a chi fosse la peggiore. E le spese le ha fatte questa meravigliosa città, la più bella del mondo, avvilita e lasciata sprofondare nella vergogna".