"Sono un volto nuovo ma per Reazione manterrò un old style"

Il conduttore da ieri guida il quiz estivo: "Sono un giocatore accanito e onnivoro"

«Una volta un giornalista che voleva denigrarmi mi bollò come un conduttore old style. Beh: è il più bel complimento che potesse farmi». Old o young, la vera questione è un'altra: Gabriele Corsi è soprattutto una novità. Anzi: una sorpresa. Chi avrebbe mai detto che la nuova edizione di Reazione a catena il più amato dei quiz estivi, da quattro anni incontrastato regno di Amadeus e, da ieri al 23 settembre, di nuovo su Raiuno - venisse affidata proprio ad un volto inedito come il suo?

Cosa si chiederanno i fan di Reazione a catena quando la vedranno stasera? «E questo chi è?»?

«No. Semmai: Uh, com'è vestito bene questo!».

Perché? Anche lei come Amadeus esibirà un'intera collezione di giacche azzuro-cielo?

«Io ho optato per un set color carta da zucchero. Sa com'è: dicono faccia risaltare l'occhio ceruleo... E pensare che io sono daltonico: credevo quel termine si riferisse ad un involucro di caramelle. Comunque, come diceva mia nonna, Non si è mai troppo eleganti».

Rimane però la perplessità di sapere come un personaggio dal curriculum come il suo componente del Trio Medusa, presentatore su Real Time e conduttore di Boss in incognito su Raidue - sia approdato al preserale di punta dell'estate Rai.

«Ah: io non l'ho voluto, non l'ho cercato. Ho fatto un provino e l'ho sfangata. Come? Forse per la mia proprietà linguistica; per il mio funambolismo lessicale. E poi perché adoro i giochi. Sono un giocatore seriale, onnivoro, primatista: della ghigliottina sono addirittura cintura nera. E divertendomi diverto».

E la preoccupazione? Come fa a non farla trasparire?

«Beh: diciamo che hanno affidato un transatlantico ad uno che finora aveva guidato solo un traghetto... Ma le ore di servizio ci sono tutte. E come diceva il mio allenatore di calcio, che sia quello dell'Olimpico o sia di periferia, il campo ha sempre le stesse dimensioni. Ciò che conta è come ci giochi una volta che ci sei».

A quale tipo di conduttore si ispira?

«Ai più grandi della tv più grande. Vianello, Chiari, Corrado... Tutti nomi old style? Certo: proprio qui sta il bello! Carlo Conti non viene forse da quella scuola? Stile classico a forma moderna. Ed è il più grande».

Ma la sua impronta più personale quale sarà?

«Credo l'ironia. Ecco un altro pregio di Reazione a catena: esalta le personalità e lascia libertà di manovra».

Quando lo guardava da semplice spettatore cosa ne pensava?

«Che non annoia mai; che non è scandalosamente facile; che chi lo vince se l'è sudata davvero. E poi non richiede nozionismo, ma prontezza mentale. Detesto quei giochi che ti danno implicitamente la patente d'ignorante. In che giorno, mese ed anno avvenne la battaglia di Lepanto?. Il concorrente in tv risponde subito. E tu, a casa, ti senti colto come una zappa».

Tuttavia va in onda d'estate, in un periodo di bassa stagione. Professionalmente parlando: non le secca?

«Una mia amica, la grande Susan Strasberg dell'Actor's Studio, ripeteva: in teatro non esistono piccoli ruoli, ma solo piccoli attori. E io parafraso: in tv non esistono basse stagioni; solo bassi programmi».

I suoi colleghi più navigati come hanno accolto la sua inattesa new entry?

«Nel farmi gli in bocca al lupo Amadeus s'è raccomandato: soprattutto divertiti. E Carlo Conti: Non preoccuparti. Hai talento. Basterà che tu sia te stesso. Carini, no?»

Primi segni dell'imminente popolarità?

«Domenica scorsa mia madre mi ha visto intervistato al Tg1 delle 13,30. Quasi le prendeva un infarto. Povera donna. Poi però ho rimediato subito. Le ho portato le pastarelle».