Sorpresa, la giuria ha gusti più "pop" del pubblico

Vince Maggio per volontà dei giudici. Il televoto aveva incoronato il raffinato Rubino

Però basta mettersi d'accordo. Alla fine il problema è sempre lo stesso: come deve giudicare una giuria? Al Festival di Sanremo, per lo meno nella penultima serata, ha ribaltato le consuetudini. Ossia: di solito, nel nome di un vago e spesso schierato criterio di qualità, rovesciano il presunto giudizio del pubblico che, per definizione, è bue, sceglie il prodotto più superficiale ed è composto da una massa indefinita di analfabeti. Un po' come accade spesso a Cannes o a Venezia o a Berlino, dove magari vince un film, ovviamente meraviglioso e ovviamente di ultra nicchia, che poi nelle sale riscuote lo zero virgola di consenso. Il che offre così l'ulteriore prova che chi va al cinema è bue o pecora o capra è preferisce i cinepanettoni.

In questo caso, il contrario. Almeno apparentemente. Il tanto contestato pubblico televotante (e, nel proprio piccolo, anche la sala stampa, due entità che rarissimamente vanno a braccetto) aveva scelto la canzone più complessa per temi ed esecuzione, forse vagamente popular nell'accostamento di un tenore alla voce acerba di Rubino ma in controtendenza rispetto ai luoghi comuni sanremesi. Per capirci, tra i Giovani Enzo Rubino, che è stato il “caso” con la sua canzone Il postino (amami uomo), racconto neppure retorico di un'attrazione omosessuale, ha vinto il premio della critica ed è stato a sorpresa anche il più televotato, seppur poco più di Ilaria Porceddu.

Bene, la giuria di qualità presieduta da Nicola Piovani l'ha piazzato per ultimo. Riassunto: è piaciuto solo all'8 per cento dei giurati e ha vinto Antonio Maggio con Mi servirebbe sapere (43 per cento della giuria). Visto che Maggio, ex cantante degli Aram Quartet vincitori del primo X Factor, è belloccio con altissimo gradimento del pubblico teen ager e canta un brano sbarazzino e trascinante, vero potenziale “tormentino” molto popular, il giudizio è stato sorprendente. Per farla breve, tutti si aspettavano che Maggio sarebbe stato poco esaltato dai dieci giurati di Piovani. Ma nell'inesauribile desiderio di essere sorprendente, la giuria ha dato l'impressione di tener conto del giudizio popolare (peraltro diffuso pubblicamente da Fazio) solo per sradicarlo. Alla Mostra di Venezia o sulla Croisette non si conosce il gradimento del pubblico, e questo talvolta può essere un alibi. In questo caso, il contrario: «Il giudizio del pubblico è l'ultima cosa cui pensiamo» ha detto ieri Nicola Piovani, con una battuta piuttosto impopolare in un Festival di musica popolare. Confermando che molto spesso una giuria di qualità tiene a dare un solo giudizio: quello su se stessa.
PG