Sospetti di "claque" e altri misteri. Se vince Ai Weiwei...

Ma erano veri gli applausi? E perché il direttore Barbera potrebbe infuriarsi "come una mina"?

nostro inviato a Venezia

Sequenze, fotogrammi, volti e risvolti. Cosa rimane di Venezia74? Tutto e niente, come in tutti i festival. Che sono veloci sfilate, a favore di giornalisti, su un tappeto (cangiante di generi, stili e cinematografie) sopra il quale immortalare, finita la cerimonia, i ricordi migliori e cacciare sotto i peggiori. Il meglio e il peggio in Mostra. Azione.

QUESTIONE DI FACCIATA Tra le cose migliori del festival, i lavori di abbellimento, con lo spirito dell'architettura originale, di tutta la cittadella della Biennale al Lido: la facciata del Palazzo del cinema razionalista che rispolvera la scritta stile Impero con le lampade Seguso, e poi la nuova pavimentazione dell'intera area in pietra bianca al posto dell'asfalto, con fontana e pini In questo, la coppia Baratta-Barbera è da Leone d'oro. Applausi.

NON ENTRATE IN QUELLA SALA Zero applausi e molti fischi per il film peggiore (quasi all'unisono) della Mostra: mother! di Darren Aronofsky, un'opera minuscola come la m del titolo, il cui anagramma, nella versione italiana, Madre, dà il senso del film (lo stesso protagonista Javier Bardem ha confessato alla stampa di non aver capito tutto della storia, figuriamoci noi). L'unica cosa bella, è la casa al centro della storia. Ma non entrateci.

BRUTTA STORIA Ecco, le storie. Se c'è una morale che si può archiviare di Venezia 2017, è questa: gli attori sono stati sempre grandiosi, protagonisti e non (Sutherland per dirne uno, Steve Buscemi per dirne un altro), le sceneggiature sono apparse spesso deboli. Quella di Suburbicon appiccicata con lo scotch, quella di Downsizing si perde dopo mezz'ora, La Villa è stiracchiata, Foxtrot schizofrenica, quelle dei film italiani un po', come dire?, troppo italiane. Provinciali anche quando chi le scrive va, o torna, in America.

CI SALVERANNO I NAPOLETANI Però, in fondo, è proprio dalla provincia profonda che arrivano anche le cose migliori. Laggiù in fondo, a Napoli, è nato il film strappapplausi Ammore e malavita, con cast e musiche straordinarie, e pure il film d'animazione Gatta Cenerentola. Se il cinema deve fare sognare, beh, qui siamo a livelli di fantasticherie.

VENEZIA HA FATTO SPLATTER Certo, poi ci sono gli incubi. Come quello in cui precipita lo spettatore nel violentissimo prison movie Brawl in Cell Block 99 con un mostruoso (come bravura) Vince Vaughn. Qui in giro si dice che il regista, S. Craig Zahler, può dare tranquillamente ripetizioni di anatomia a Tarantino. Venezia ha fatto splatter.

RISO AMARO Chi ha fatto un buco nell'acqua è l'italiano Sebastiano Riso, il cui film Una famiglia (con una bella ma monoespressiva Micaela Ramazzotti) ha il punteggio più basso nelle pagelle giornaliere (sia dei critici sia del pubblico) pubblicate dal daily Ciak in Mostra«. Se non si sa chi vincerà il primo premio, cioè il Leone d'oro, Riso ha vinto l'ultimo. È, a suo modo, un risultato.

MINE VAGANTI A proposito di Leone d'oro. Giovedì in tarda serata, passandogli dietro le spalle, abbiamo involontariamente orecchiato il direttore della Mostra Alberto Barbera dire a una collaboratrice: «Se danno il premio a Human Flow mi incazzo come una mina». Non sappiamo a chi si riferisse, né a che premio. Però Human Flow è il documentario di Ai Weiwei sui migranti. Non siamo convinti sia il film più bello della Mostra. Di certo il più politicamente corretto. Quindi ha delle chance.

CINE-POLITICA Ah, già. Il politically correct Sinceramente. Non se ne può più. Breve elenco delle star che, dentro e fuori le conferenze stampa, hanno trovato il tempo per la loro passerella anti-Trumpista: George Clooney, Matt Damon, Julianne Moore, il regista di First Reformed Paul Schrader, Ai Weiwei Alla fine standing ovation per Sir Michael Caine, bitannico che sulla Brexit dixit: «Per me Lussemburgo, fin da quando ero ragazzo, è sempre solo stata una stazione della radio, figuriamoci se oggi mi faccio decidere la vita dall'Unione europea». Ovviamente nessuno ha applaudito.

CLAQUE CLAQUE Ma, poi, gli applausi, alle proiezioni per la stampa sono tutti veri? Non abbiamo prove, solo sospetti. Qualcosa (e qualcuno) ci dice che in sala, quando passavano i film italiani prodotti da RaiCinema, le nutrite delegazioni al seguito facessero partire una (fastidiosa) claque. Ma tanto, lo sappiamo, la nostra è una stampa con la schiena dritta. Mai si farebbe condizionare. O no?

Sì E NO Tra le tante cose viste a Venezia, tre Sì, e tre No. I sì: la camminata alla John Wayne di Frances McDormand in Three Billboards Outside Ebbing, Missouri. Il sontuoso lato B di Ophelie Bau, protagonista del film di Abdellatifh Kechiche, Mektoub, My Love: Canto uno. La nuovissima, straordinaria, sezione dedicata alla Realtà Virtuale nella spaziale location sull'isola del Lazzareto Vecchio. I no: il minutaggio inutilmente eccessivo del docufilm Ex Libris di Frederick Wiseman (e lo diciamo noi che siamo testardi bibliofili, ndr). La stucchevole lentezza di certi film come Hannah di Andrea Pallaoro (è vero: «Il cinema è la vita senza tempi morti», ma qui sono rimasti solo i tempi morti). La qualità media dei ristoranti e dei servizi del Lido (anche da qui passa il giudizio internazionale di un festival).

E da Venezia, non è tutto. Ma è qualcosa.