Sotto le bombe a Dresda e a piedi fino in Umbria: Terence Hill si racconta

L'attore è arrivato in Italia da Dresda, a piedi e portando in mano tutto ciò che aveva

Un'infanzia vissuta tra bombe e migrazioni, trasferendosi da Dresda in Umbria, a piedi, insieme alla sua famiglia. Sono alcuni dettagli di ciò che ha vissuto Mario Girotti, in arte Terence Hill. Dietro il cowboy instancabile, che fa a pugni a fianco del compagno Bud Spencer, e dietro alle parole soavi del buon don Matteo, si nascondono ricordi difficili da far riaffiorare alla memoria.

Il Corriere della Sera rivela che, sul settimanale Oggi in edicola, Terence Hill racconta la sua infanzia, quando viveva a Lommatzsch, vicino a Dresda:"Fino ai sei anni ho parlato solamente tedesco. Mia madre veniva dalla Sassonia". Poi, durante la guerra, la città fu rasa al suolo dai bombardamenti alleati e Girotti ricorda di essersi nascosto in cantina insieme alla madre: "Non ne parlo volentieri. Da lì potevamo vedere che il cielo sopra Dresda era totalmente rosso". Il padre, che lavorava come chimico in una fabbrica, non tornava a casa da una settimana:"Avevamo paura. Finché un giorno un fratello di mia madre prese la bicicletta per cercarlo. Lo trovò in un bosco dove si era nascosto".

Alla fine della guerra, "quando ho ricevuto un’offerta di lavoro ci siamo trasferiti in Umbria": era il 1947. Per tornare in Italia, il Paese dove Girotti era nato nel 1939, "abbiamo fatto tutta questa distanza a piedi, portando tutto quanto possedevamo in mano". Una giovinezza dura, quella di Terence Hill, che lo ha portato, dopo l'Umbria, fino a Roma, dove ha incontrato la moglie Lori, che lo aveva seguito per Almeria, aiutandolo a imparare l'inglese. Poi, "Quando due mesi dopo le riprese finirono, ci sposammo. C’era qualcuno che diceva che non poteva durare dopo così poco tempo. Ma noi abbiamo rischiato e adesso siamo sposati da ben 51 anni".

E così, Terence Hill, alla soglia degli 80 anni, fa un bilancio dei momenti vissuti fino ad ora, senza poter lasciar fuori i ricordi d'infanzia, seppur dolorosi.