Per la Spears pensione d'oro a Las Vegas

A 32 anni la popstar accetta l'ingaggio milionario per 50 show nei casinò del deserto

Mentre il singolo Work bitch scala le classifiche, mentre la campagna promozionale per il cd, in uscita il 3 dicembre, romba a pieni motori, macinando gossip (tanto, tantissimo) e qualche dichiarazione sulla musica (poche, pochissime), giunge notizia che lei, Britney Spears, a 32 anni sta già per spiaggiarsi a Las Vegas, la classica star alle ultime giornate di campionato. Per i prossimi due anni, e per 50 concerti si potrà vedere dal vivo al Planet Hollywood resort come «resident show». L'annuncio è stato fatto: atterraggio in elicottero nella città del gioco, red carpet che si snoda nel deserto, cheerleader che compongono la scritta visibile dall'alto: «All Eyes On Britney». Tutti gli occhi saranno su di lei, ma viene in mente che alle colleghe e rivali più che agguerrite come Miley Cyrus, Lady Gaga, Katy Perry, Rihanna, la soluzione Las Vegas in pianta stabile per due anni non si presenta nemmeno: la scelta fa pensare a un possibile, anzi probabile, scivolo da prepensionamento. D'oro (si parla di 31 milioni di dollari di ingaggio) ma pur sempre prepensionamento.

Già musicalmente proprio Work bitch, a dispetto della cima delle classifiche raggiunta in poche ore, non spicca né per orecchiabilità, né per originalità: la sparatissima base elettropop è una costante nella produzione della Spears da anni (almeno dalla sua vera ultima hit che fu Womanizer, correva l'anno 2009), come la voce iper-processata, ormai d'obbligo. Ma anche dal punto di vista dell'immagine, cioè della capacità diabolica di portare in scena l'osceno, in cui sono maestre le sue colleghe Lady Gaga e compagnia, la Spears sembra un passo indietro. Eppure era stata proprio lei, con la hit planetaria Baby one more time, del 1999, a (ri-)lanciare e incarnare a soli 17 anni l'immagine della adolescente sexy per il nuovo millennio. Con un grande ritornello e un testo che dalle coetanee fu percepito come liberatorio: non è un caso se il brano viene cantato in coro dalle protagoniste del discusso film di Harmony Korine, Springbreakers. Ma soprattutto con la capacità di giocare con la voglia tutta maschile di lolitismo: fu lei a decidere di girare il video indossando l'uniforme di una scuola cattolica, con strascico di proteste in tipico stile Usa, e conseguente successo mondiale.

La Spears aveva iniziato undicenne come ragazza del Mickey Mouse Club (singolare come molte star supersexy attuali, dalla Cyrus a Selena Gomez abbiano cominciato nella castigatissima Disney) e da subito i produttori avevano notato la sua capacità quasi medianica di attirare il pubblico, che compensava le non-doti vocali: pare che a inizio carriera (e anche oltre) fosse solita tenere dietro al palco una corista che eseguiva le linee vocali al suo posto. Un perfetto animale da pop, da media, da provocazione. E poi, con il susseguirsi dei dischi e il trionfo dell'apparato del marketing (12 solo le linee di profumi con il suo nome), l'ingigantirsi fisiologico delle pressioni, alla Spears non è riuscita l'alchimia che riesce benissimo alle sue concorrenti: portare ogni proprio difetto sulla scena e renderlo parte del personaggio. Il primo matrimonio con l'amico d'infanzia Jason Allen Alexander finito in 55 ore, quello con Kevin Federline conclusosi in una battaglia legale, i recoveri in rehab e i trattamenti sanitari obbligatori, l'abuso di alcol e sostanze, la sua celebre fotografia coi capelli rasati a zero del 2007, restano come sbandate, debolezze umane. Come simbolo di una star-bambina ad alto rischio di finire come Macaulay Culkin, il fantastico protagonista bimbo di Mamma ho perso l'aereo, ora noto per questioni di droga. O come modello della star perfetta nell'epoca del consumo on demand: quella pensionabile a 32 anni.