Spettacoli

A una svitata prepara il thè, a un’altra versa la tisana. A un gay, che gli rivela di puntare un cuoco spagnolo, augura: «Buona paella, allora», quindi si licenzia, perché lui non vuole certo licenziare nessuno. Meglio disoccupato che carogna. Meglio micio gentile con le più lucide arriviste che macho rude nel mondo. È Raoul Bova nell’ultima commedia di Carlo Vanzina, Ti presento un amico (da venerdì), dove il titolo ammicca al divertente film di Jay Roach Ti presento i miei (ma siamo lontani da quel brio) e il tono generale mira al delizioso Notting Hill di Roger Michell (però Bova non è Hugh Grant e il trio Barbora Bobulova, Martina Stella, Kelly Reilly non fa un’unghia di Julia Roberts). «Già interpretare un personaggio diverso, un uomo non macho, è un bel risultato», riconosce l’attore romano, che sta al suo modello inglese - uno disposto a perdere la fidanzata Liz Hurley per levarsi uno sfizio con la prostituta di colore Divine Brown - come Ladispoli sta a Montecarlo. Però, tant’è: Bova tende a scrollarsi di dosso l’etichetta del bello «moccioso» (con Moccia girò Scusa, ma ti voglio sposare) e allora eccolo nella parte d’un addetto al marketing, che prima lavora a Londra, poi a Milano. Cercando la donna giusta, lui che è dolce e remissivo, nonostante i due metri di torace, incontra una manica di iene in gonnella: tutte lo baciano, ma nessuna se lo carica. Anzi, è lui che favorisce i matrimoni delle femmine in carriera, non senza beccarsi, prima, libri in faccia e borsettate sulle mani… Operazione micio riuscita, allora? Mica tanto: la sceneggiatura a sei mani (i fratelli Vanzina, più Francesco Massaro) risulta banale, con battute prese pare pare dal corrosivo Tra le nuvole (con George Clooney tagliatore di teste) e la formula «Va(ca)nzina» - un po’ di smalto, un po’ di belle ambientazioni, musica chic - è applicata con stanchezza. E poi Bova, con gli occhialini da miope riflessivo («Sei tonto?», gli chiede Martina Stella, scosciata sul letto di lui, che esita) è fuori parte. «Festeggio 50 film: mi auguro di cambiare genere», riflette Carlo Vanzina, che sta finendo di girare per Medusa il thriller Sotto il vestito niente. L’ultima sfilata. «Niente di peggio dell’etichetta. In Italia, chi afferma: “La cultura non si mangia”, disprezza il cinema e offende la nostra professionalità», si picca Enrico Vanzina, rimpiangendo i produttori d’un tempo (Ti presento un amico ha goduto, comunque, del contributo derivante dal tax-credit).