lo spilloRedford spiega il cinema agli «autori» italiani di sinistra

La differenza abissale tra un regista di sinistra italiano e un regista di sinistra statunitense? Basta leggere l'intervista a Robert Redford (liberaldemocratico e ambientalista convinto) pubblicata ieri dal Corriere della Sera. Primo. «Si può fare politica e cultura sia con i film da “art house” sia con i blockbuster». Secondo. «Sono convinto che stiano crescendo validi talenti tra i giovani, dopo quelli che il Sundance (il festival ideato da Redford stesso, ndr) ha lanciato: Tarantino, Rodriguez, Aronofsky, Jarmush... Dobbiamo aiutarli, credere nella cultura ma anche nel mercato». Mercato? Mercato: «Bisogna ricordare ovunque che il mercato ha bisogno della cultura e viceversa». Mercato, quella parola aborrita dai nostri intellettuali lesti a chiedere finanziamenti statali per film fallimentari. Gli stessi poi capaci di appuntarsi al petto un fallimento al botteghino come fosse un titolo di merito. Loro fanno cultura. Se il pubblico non capisce sarà colpa del pubblico. Ignorante.