lo spilloSe la critica musicale diventa un vero (melo)dramma

Un mondo tranquillo, quello della classica. Prendi a esempio il Metropolitan di New York. James Levine è appena tornato a dirigere l'orchestra dopo gravi problemi di salute. Fabio Luisi, suo facente funzioni, ne ha festeggiato il ritorno con una intervista al «Corriere della sera» dolce come il curaro: il Met è stato troppo conservatore, se ne rendono conto tutti, c'è bisogno di aria fresca, viva le riletture alla Broadway del repertorio classico. Si può immaginare con quale gioia tali dichiarazioni siano state accolte a New York, da Levine in particolare. Ma a quanto pare anche in via Solferino l'entusiasmo è alle stelle: ieri infatti il critico Paolo Isotta ha vergato un elzeviro proprio in argomentata lode di James Levine, sconfessando il precedente «endorsment luisiano» della testata. Il tutto dopo una «sana» discussione interna finita addirittura davanti al Cdr.