Da Squitieri a Morricone le foto «raccontate» di Scialò

Marco Lomonaco

La passione di Salvatore Scialò per la fotografia nasce tra i banchi di scuola, quando un supplente mostra alla sua classe il funzionamento di una macchina fotografica. La carriera del fotografo inizia con una scintilla e passa attraverso anni di studio e numerose esposizioni e progetti, arrivando anche ad avere un suo corso di fotografia alla Civica di Milano ed un' esperienza segnante in Brasile. Il grosso della sua produzione è il bianco e nero, mentre il resto è caratterizzato dalla monocromia per quanto riguarda il colore. Tra i progetti di Scialò troviamo un utilizzo quasi «filosofico» della macchina, arrivando all'immagine finale attraverso un'approfondita ricerca. In «Autoritratti» Scialò fotografa se stesso e, lavorando in macchina, espone più immagini sullo stesso fotogramma, caratterizzando il soggetto attraverso una particolare ricerca di «rumore», grana analogica, che ne enfatizza l'interiorità. A raccontare l'esteriorità invece, ci pensano i «Ritratti», una serie attraverso la quale Scialò ha avuto la possibilità di confrontarsi con personaggi del calibro di Emanuele Severino, Pasquale Squitieri, Ennio Morricone e i grandi artisti e intellettuali che hanno segnato il nostro tempo.