Lo Stato dovrebbe fornire le protesi sportive ai disabili

Giusy Versace

Ho iniziato ad amare la corsa quando ho perso le gambe. Sembra un paradosso ma è la verità. Nel 2005 un incidente stradale mi ha catapultata in quello che io definisco «il popolo degli invalidi». In questi 13 anni, la fede e lo sport mi hanno resa più forte e consapevole. Questo, mi ha spinta a mettermi a disposizione degli altri, prima fondando una Onlus ed ora prestando il mio volto alla politica. Scelta coraggiosa, soprattutto di questi tempi! Sono entrata in Parlamento in punta di piedi, se pur in carbonio, con l'obiettivo di accendere i riflettori su temi troppo spesso non ritenuti prioritari. La prima cosa su cui ho lavorato è una proposta di legge che mette alla prova il buon senso di tutti.

Il mio gruppo, quello di Forza Italia e del presidente Berlusconi, mi ha sostenuta da subito con entusiasmo e, dopo mesi di studi approfonditi, ho depositato la mia prima proposta di legge, semplice e rivoluzionaria, che interpreto in prima persona. Chiedo che ausili e protesi di tecnologia avanzata per la pratica sportiva siano introdotti nel Nomenclatore tariffario nazionale e quindi coperti dal Servizio sanitario. Una proposta che suggerisco di leggere come un investimento a lungo termine: di fatto, chi pratica sport è innegabilmente un cittadino più sano. Peraltro, voglio ricordare che la pratica sportiva è un diritto universalmente riconosciuto anche grazie alla Convenzione Onu del 2006 sui diritti delle persone con disabilità, che sancisce la necessità di fornire ai disabili una maggiore tutela.

Perché, nel 2018, tale diritto non è ancora garantito a chiunque? Lo sport non può essere considerato un lusso, deve essere un diritto! Mi appello al buon senso del ministro della Salute Giulia Grillo e del Ministro della Disabilità Lorenzo Fontana, ma anche a quello di tutti i colleghi in Parlamento, perché ci si ricordi che disabili non sempre si nasce, spesso lo si diventa nel corso della vita proprio come accaduto a me. Affinché cambi la percezione della disabilità nella nostra società, bisogna far comprendere che lo sport ha il potere di risvegliare la speranza dove prima c'era solo disperazione.