Leslie West: "Stavo morendo ma la mia voce ruggisce ancora"

Leslie West, chitarrista senza gamba a causa del diabete, torna con "Still Climbing"

Per essere un vero rocker bisogna essere duri come la roccia e forti come una quercia; è necessario far fronte alle pressioni del music business, fare i conti con le devastanti conseguenze dell'abuso di eroina e di alcol. Se poi ci si mette anche il diabete che ti manda in coma e ti fa perdere una gamba, devi avere le spalle larghe come Leslie West (l'ex leader dei Mountain che illuminarono Woodstock col loro blues rock) per tornare sulle scena a 68 anni, circondarti di star come Johnny Winter, Jonny Lang e Mark Tremonti dei Creed e incidere l'album Still Climbing di cui Slash ha detto: «Difficile suonare più duro di così». West è un personaggio di culto (persino Carlo Verdone ha utilizzato un pezzo dal precedente album in Posti in piedi in Paradiso) e racconta la sua storia senza nascondere i fantasmi del passato.

Il titolo del nuovo disco, in italiano, significa «sto ancora scalando».
«C'è sempre qualcosa là davanti da conquistare, mai sedersi sugli allori, mai pensare di aver raggiunto la vetta. Poi con questo titolo volevo rendere omaggio ai Mountain e unire presente e passato. Infatti è un vero disco di hard blues».

Infatti la voce è più cattiva che mai e il suono della chitarra veramente tosto.
«La voce ha sorpreso anche me. Avevo i polmoni e la gola ridotti uno schifo a furia di fumare. I medici mi hanno dato l'aut aut, così ho buttato le sigarette da un giorno all'altro e il mio canto è diventato un ruggito. Per i suoni sono tornato alle origini. Chitarre Dean personalizzate (ne uso quattro modelli), amplificatore Blackstar e microfoni piazzati strategicamente in studio. Niente effetti o marchingegni, solo le mie dita».

Come ai vecchi tempi.
«Si, ma senza nostalgia. Ho prodotto l'album insieme a un mago come Mike “Metal“ Goldberg e il mixaggio è di Mike Fraser che, tra gli altri, ha lavorato coi Metallica e gli AC/DC. È uscito proprio il suono che volevo».

Lei ha avuto anche gravissimi problemi di salute.
«Mia moglie mi ha salvato la vita. Il diabete mi ha messo KO mandandomi in coma per quattro giorni, e lei ha preso la decisione di farmi amputare la gamba destra, così me la sono cavata un'altra volta. In ospedale suonavo la chitarra acustica ma non sapevo se avrei potuto riprendere i concerti. Però due mesi dopo l'operazione ero di nuovo sul palco a New York ed era tutto come prima».

Nella sua storia c'è anche il dramma della droga.
«Già, quella porcheria mi ha accompagnato per anni, vorrei dire una cosa ai giovani. Eroina e cocaina sono tremende, ma la cosa peggiore da eliminare è la dipendenza dal metadone, quella è stata l'esperienza più terribile della mia vita; sembra la salvezza ma non te ne liberi più. Io e Johnny Winter, che ha vissuto la stessa esperienza, la raccontiamo nel brano Busted Disgusted or Dead».

C'è anche un brano che s'intitola «Dyin' Since the Day I Was Born»: autobiografico?
«Si, ma non drammatico. Tutti da quando veniamo al mondo dobbiamo fare i conti con la morte. È una sfida quotidiana a dare il meglio di sé ogni giorno e a godersi ogni attimo di vita».

Chi sono gli idoli musicali di un artista di culto come lei?
«Muddy Waters, Howlin' Wolf, Jimmy Reed. L'antico blues di Robert Johnson rinnovato dai Cream. Elvis mi ha avvicinato al rock, Eric Clapton, ai tempi dei Bluesbreakers, è stato il mio modello tra i chitarristi. Poi amo il soul di Otis Redding e Percy Sledge, infatti nell'album ho ripreso When a Man Loves a Woman».

Nostalgia del passato?
«Amerò sempre i Mountain e Felix Pappalardi che mi ha trasformato in un vero musicista. Fu ucciso dalla moglie per gelosia, peccato. Forse un tempo i rapporti umani erano più sinceri, oggi è tutto hi tech. Non ho nostalgia, solo bei ricordi. Alla festa del quarantennale di Woodstock ho sposato mia moglie perché, come dicevo, bisogna sempre guardare avanti».