"Stella" vuole oscurare la Stella di David? Così la Germania rivive l'incubo hitleriano

Reazioni indignate al libro ispirato alle vicende della famiglia Goldschlag

«Un oltraggio, un insulto, un'offesa profonda» e anche «Il simbolo di un'industria culturale che sembra aver perduto ogni riferimento etico ed estetico, se mette in commercio un libro del genere come valido contributo alla memoria della Shoah», secondo il Süddeutsche Zeitung. Secondo Die Zeit: «Un abominio scritto come un libro per bambini, un romanzo zeppo di cliché narrativi». E mentre per la radio pubblica Deutschlandfunk si tratta di «Holocaust kitsch», il Frankfurter Allgemeine Zeitung si chiede: «A che pro questa storia nazi for dummies?». Insomma, dire dibattito è poco: in Germania il romanzo di Takis Würger, Stella (Feltrinelli, pagg. 192, euro 16, trad. Nicoletta Giacon), uscito l'11 gennaio per la prestigiosa Hanser Verlag, non ha avuto certo la stessa fortuna che da noi ebbe Le assaggiatrici di Rosella Postorino. Anzi: si è trasformato in una bomba nel milieu mediatico impegnato nella preparazione della Giornata della Memoria. Ma come è nata questa storia?

«Due anni e mezzo fa, sono andato con un amico a vedere il musical Cabaret, a Berlino», ci ha raccontato il reporter di inchiesta Takis Würger, oggi allo Spiegel, classe 1985, al suo secondo romanzo. «Poi ci siamo fatti una birra riflettendo su come terrore e bellezza si stiano accanto in quella pièce. E il mio amico disse: Proprio come nella vita di Stella Goldschlag. Stella era una giovane ebrea che viveva a Berlino durante la Shoah. Era intelligente, amava la letteratura, la musica, le arti e gli uomini. Nel 1943 la Gestapo la arrestò e inflisse a lei e ai suoi genitori una scelta: lavorare per i nazisti e dare la caccia agli ebrei tedeschi o veder morire i suoi genitori ad Auschwitz. E lei scelse: è responsabile della morte di centinaia di persone».

Nel romanzo di Würger, il personaggio di Kristin è ispirato a Stella: giovane, bella, coraggiosa, colta, spiritosa. E con un terribile segreto. Fritz, il deuteragonista, proverà a comprenderla: giovane, timido, di origini svizzere e appena arrivato a Berlino, nel 1942. Lui e Stella si divertiranno, si esploreranno e poi lei sparirà, per tornare con evidenti segni di torture. Würger sostiene di essersi documentato a fondo per scrivere il romanzo: «Ci ho lavorato per due anni e mezzo. Ho letto tutti i libri che ho trovato su Berlino durante la Seconda Guerra Mondiale, ho studiato i file d'archivio originali dedicati alla Goldschlag e mi sono avvalso della consulenza di tre storici. Ho fatto ricerche ad Auschwitz, a Yad Vashem e ho passato - grande regalo per me - due mesi e mezzo con il sopravvissuto ai campi Noah Klieger a Tel Aviv».

Nonostante questo, le critiche e gli attacchi sono stati durissimi, tanto che l'editor di Hanser Verlag, Floran Kessler, si è sentito in obbligo di difendere il romanzo sui social in post dettagliati in cui ha sostenuto che questo dibattito attraversa la letteratura dal 1945 e che persino A voce alta di Bernhard Schlink negli anni '90 ricevette le stesse accuse e poi divenne un film di straordinario successo. «Credo che il nostro dovere come tedeschi sia ricordare costantemente l'orrore della Shoah», ci ha spiegato a sua difesa Würger. «Per farlo, il dibattito è fondamentale. Il mio romanzo parla di un periodo storico, il Nazismo, in cui in Germania non c'era libertà di parola: oggi invece i critici possono dire quel che vogliono e questo è un bene. Gli ultimi testimoni della Shoah stanno morendo e 4 adolescenti tedeschi su 10 non sanno che Auschwitz-Birkenau era un campo di concentramento dove si uccidevano persone innocenti: ho 33 anni e uno dei modi che la mia generazione ha per fare i conti con tutto questo è la letteratura».