Lo strano agente che salvò la Casa Bianca

"Sotto assedio": uno scoppiettante "action-movie" in cui a sventare l'attacco contro il presidente è un poliziotto qualunque

Catastrofismo mon amour. Se c'è un regista che ha saputo, meglio di chiunque altro, caratterizzare un genere come il «disaster movie», quello è Roland Emmerich. Lo dimostra, una volta di più, con il nuovo Sotto assedio - White House Down che sembra, come idea di base, la fotocopia del recente Attacco al potere - Olympus Has Fallen. Ancora una volta, infatti, e nello spazio di pochi mesi, a essere sotto assalto sono la Casa Bianca e il Presidente degli Stati Uniti, curiosa analogia di sceneggiatura o tendenza a copiarsi tra Major, quasi a voler esorcizzare, sul grande schermo, la legittima paura Usa verso il terrorismo. Rispetto, però, al film diretto da Antoine Fuqua, qui ci si prende meno sul serio, con qualche esplicito risvolto politico in più. Un connubio vincente senza tracimare dalla linea del blockbuster. Che Emmerich si ispiri alla distruzione della Casa Bianca lo avevamo già visto in Independence Day. Qui, però, il pericolo non arriva dallo spazio ma, terra a terra, direttamente dalle stanze più alte del potere. Come a dire, non fidatevi mai di nessuno.

Come in Attacco al potere, anche in White House Down il protagonista è un personaggio quasi marginale che si ritrova, suo malgrado, ad avere in mano le sorti non solo degli Usa ma del mondo intero. Sotto assedio – White House Down racconta le vicende dell'agente, della polizia di Washington, John Cale, interpretato da un convincente Channing Tatum. Divorziato e con una figlia undicenne che si sente trascurata, l'uomo ha un sogno nel cassetto: entrare nei Servizi Segreti per la protezione del Presidente James Sawyer (Jamie Foxx che sembra il clone di Obama). Sarebbe un modo anche per riconquistare la sua ragazzina, più volte delusa dal padre, che è appassionata della storia della Casa Bianca. Così, la porta in visita alla White House mentre lui va a fare, inutilmente, il colloquio con l'inflessibile ex fiamma Maggie Gyllenhaal. Mentre si trovano all'interno dell'edificio, l'intero complesso viene preso d'assalto da un gruppo armato paramilitare capeggiato dal rancoroso capo della sicurezza presidenziale, in odor di pensione oltre che di tradimento. È il caos più totale. I visitatori vengono presi in ostaggio mentre Cale, dopo che tutta la guardia armata del presidente è stata fatta fuori, si prende cura di Sawyer cercando di farlo uscire illeso attraverso i passaggi segreti della residenza presidenziale. Il problema è che il valoroso agente non ha notizie della figlia che, nel frattempo, si improvvisa reporter (un bell'attacco contro i media tradizionali) trasmettendo, sul suo canale Youtube, le immagini della presa del simbolo del potere per eccellenza. Le macerie si accumulano come le forzature nella sceneggiatura. Il tutto, però, rimane nell'ambito del godibile proprio per il taglio ironico che Emmerich dà alla vicenda. Con finale, però, demenziale e telefonato.

Il personaggio più interessante è certamente quello interpretato da Foxx. Il suo presidente, richiama subito alla mente Obama, anche a livello di carisma e humour. Oltre che di aspettative. Il Sawyer del film vuole essere ricordato per aver fatto la differenza dando una svolta pacifista alla storia dell'umanità. Non a caso, lo vediamo impegnato nel tentativo di riconciliare il Medio Oriente, attraverso un accordo con l'Iran che potrebbe scongiurare le guerre. Quasi un modo di Emmerich per ricordare a Obama le speranze liberal, in un certo senso, disattese. Verrebbe quasi da dire che questo è un film catastrofista che, in realtà, è un inno pacifista che travalica lo stesso obamismo. Un blockbuster simpatico, ben interpretato e diretto con mestiere. Preso dal lato giusto, certamente godibile.